"Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Karl Marx

martedì 14 ottobre 2014

Gaeta: una città per pochi

Rifondazione Comunista in presidio contro le tasse di Mitrano

Non esistono amministrazioni di destra e di sinistra, ma amministrazioni che tutelano i privilegi di ristrette oligarchie locali alimentando il clientelismo e governi che difendono gli interessi delle classi popolari. Non esistono tasse buone e tasse cattive, ma tasse che vengono pagate dai lavoratori, dai pensionati e dai disoccupati per finire nelle tasche di pochi o tributi che vengono pagati in proporzione alle possibilità di ognuno e adoperati per diffondere benessere attraverso servizi accessibili, beni comuni, edilizia pubblica e posti di lavoro.
Non è certo difficile collocare la Giunta Mitrano e le sue politiche fiscali tra queste opzioni. Basta rispondere a qualche semplice domanda. Chi paga le nuove imposte comunali? Soprattutto cittadini e cittadine che in larga parte risentono di una crisi sempre più drammatica, senza godere di sgravi apprezzabili o esenzioni per le fasce più deboli, mentre ai baroni degli stabilimenti balneari viene concesso il regalo del 30% in meno sulla spazzatura. Quanto pagano? Decisamente troppo, visto che tutte le aliquote sono alte.
L'IMU è al 10,6 x mille, la TASI è al 2,5, per la Tari è prevista una mazzata senza precedenti vista la spesa esorbitante di oltre 6 milioni di Euro annui (altri 500 mila in più). Come verranno spesi questi soldi? Per la spazzatura avremo una delle spese più alte della provincia se commisurata alla popolazione effettivamente residente e alla diffusione ancora esigua del sistema di raccolta porta a porta. Se si parla del gettito destinato ai servizi indivisibili, coperto dalla famigerata TASI, troviamo cifre altrettanto impressionanti.
Quattro milioni e 610 mila euro, la cui ripartizione tra le voci di spesa risulta anche in questo caso ben poco trasparente e dettagliata. Ci piacerebbe sapere ad esempio come sia possibile, una spesa di quasi un milione di Euro annui per l'illuminazione pubblica di una cittadina non particolarmente grande e ben illuminata. Cifre da fare invidia a Manhattan. Ci interesserebbe capire nel dettaglio come vengano spesi gli oltre 373 mila Euro destinati a cultura e servizi bibliotecari in una cittadina dove queste cose quasi non esistono, che non dispone neanche di uno spazio pubblico, gratuito e accessibile a tutti destinato a fini culturali e aggregativi, unico esempio vergognoso di tutto il comprensorio. Forse gran parte di questa voce sarà destinata ancora una volta agli "amici" dell'Arena Virgilio?
Ma ci incuriosisce ancor di più la destinazione dei 422 mila Euro di "lotta al randagismo". Evidentemente a noi è sfuggito che a Gaeta siano rimasti più randagi che esseri umani, unico dato che forse potrebbe giustificare tali cifre! Ci chiediamo a quanti giovani compaesani si potrebbe evitare di dover lasciare la propria città con somme simili, invece di destinarle magari ad un canile (e siamo curiosissimi di vedere a quale). Inoltre grazie alla nuova normativa nazionale anche gli inquilini dovranno corrispondere buona parte della TASI, che si sommerà agli affitti notoriamente alti della nostra città per convincere altri residenti a dover lasciare Gaeta. Ciò soprattutto in assenza di politiche abitative che incentivino l'adozione di aiuti per gli inquilini e di un canone concordato, più volte da noi richiesto e promesso pubblicamente, ma mai attuato.
Litigano a colpi di manifesti il Sindaco e le forze di Centro Sinistra cittadine, costrette a far finta di fare opposizione. Il primo scarica tutta la colpa sui governi Monti, Letta e Renzi, gli altri l'attribuiscono agli insensibili amministratori locali. In realtà hanno entrambi ragione perché governo Renzi e amministrazione Mitrano sono complementari e difendono gli stessi ristretti interessi sociali ai danni del popolo. E' o non è questa l'era delle larghe intese? Intanto Gaeta diviene sempre più velocemente una città per ricchi e per privilegiati. Mentre i suoi figli continuano a dover emigrare in cerca di casa, di lavoro e di servizi accessibili per i quali l'amministrazione non INVESTE un euro, diventa sempre più esiguo il numero di chi potrà godersi il costoso verde pubblico, l'elegante arredo urbano e le rotonde del Sindaco Mitrano.
Per continuare a denunciare tutto questo, come da tempo facciamo in opposizione a centrodestra e centrosinistra, avvisiamo la cittadinanza che giovedì 16 Ottobre, giorno di scadenza per il pagamento dell'acconto TASI, saremo dalle ore 10 alle 14 attivi dinnanzi la Posta centrale di piazza Carlo III in un presidio informativo e di protesta contro gli ingiusti aumenti delle tasse decise da questa Amministrazione comunale.

venerdì 26 settembre 2014

RETTIFICA SULLA NOSTRA POSIZIONE ALLE PROSSIME PROVINCIALI

Con il DDL “Delrio” il Governo delle larghe intese Renzi-Alfano ha svuotato di potere e di rappresentanza due importanti istituzioni democratiche quali il Senato e le Province. La definitiva abolizione dei due organi sarà il passo successivo, con la revisione dell’articolo V della Costituzione. Il 12 Ottobre i cittadini della provincia di Latina non voteranno per il rinnovo del Consiglio provinciale come in passato, ma avrà luogo una consultazione “farsa” che coinvolgerà soltanto i consiglieri comunali e i sindaci al fine di eleggere i nuovi organi provinciali. Altrettanto ridotta sarà la cerchia di coloro che potranno candidarsi. I voti espressi non avranno lo stesso valore ma saranno “bilanciati” a seconda delle dimensioni dei comuni di appartenenza, attribuendo un peso maggiore ai rappresentanti dei centri più grandi e ai consensi da essi ricevuti. Un organo elettivo e democratico con importanti funzioni è stato tramutato in un’assise di “nominati” espressione di un ristretto ceto politico, da un Governo mai investito dal voto popolare. Numerosi e importanti sono gli oneri sottratti a tale ente e ceduti a comuni e regioni, salvo l’edilizia scolastica e altre funzioni di mera pianificazione riguardanti trasporti, ambiente e mobilità. I due principali argomenti avanzati dal Governo per giustificare il decreto sono la semplificazione amministrativa e il risparmio. Entrambi cadono ad un’analisi più attenta. Il provvedimento introduce di fatto nuovi organi come le “città metropolitane” e il confine tra le competenze di queste ultime, delle province, delle regioni e dei comuni è in molti casi ambiguo, con il rischio di produrre ulteriori rallentamenti, vuoti amministrativi e conflitti tra enti, soprattutto durante la lunga fase iniziale di transizione prevista. L’argomento del risparmio risulta ancor più debole. Pensiamo che non si possa considerare la Democrazia semplicemente un costo, come altri diritti quali la Salute o l’Istruzione. Di certo comunque questo Governo non è altrettanto attento alla Spending Review quando si tratta ad esempio di incrementare le spese militari di altri 5 miliardi di Euro per il 2014. In ogni caso la Corte dei Conti ha certificato che il presunto risparmio comportato dal Decreto é irrealistico e privo di ogni fondamento. Contro il miliardo di Euro annuo annunciato dal Governo la Corte stima un risparmio di poche decine di milioni e prospetta addirittura il rischio che le spese aumentino a seguito dei costi della riforma e della cessione di competenze ad altri enti quali le regioni. I nuovi amministratori inoltre manterranno rimborsi spese molto generosi, laute ricompense e oneri previdenziali, pur non essendo stati eletti dal popolo e possedendo tutti doppie funzioni. La verità è che le ragioni che ispirano il decreto sono altre. Con esso il Partito Democratico esprime tutta la vocazione eversiva della borghesia italiana e della Troika europea che intendono comprimere al minimo la partecipazione dei cittadini e il delicato sistema costituzionale di controlli e contrappesi, per favorire la rapida affermazione delle politiche di “macelleria sociale” e smantellamento dei diritti del lavoro che ha già avuto inizio.
Tutto mentre Berlusconi e Forza Italia già assicurano la massima collaborazione per le nuove controriforme annunciate, quali la revisione dello Statuto dei Lavoratori e la completa abolizione dell'articolo 18.
Per queste ragioni la Federazione di Latina del Partito della Rifondazione Comunista e i suoi rappresentanti non parteciperanno a questa consultazione farsesca che si denota come un esproprio di Democrazia ai danni delle classi popolari e continuerà a promuovere iniziative di sensibilizzazione e di lotta contro questo scempio. Invitiamo le altre forze politiche a fare altrettanto, dimostrando nei fatti e non solo a parole la propria contrarietà.
La nostra scelta è inoltre coerente con la linea politica assunta da “L'Altra Europa con Tsipras” in occasione delle scorse elezioni europee, quando la lista si presentò agli elettori rifiutando ipotesi di accordi con il Partito Democratico, responsabile di questa legge truffa, e quale suo avversario.

LA DEMOCRAZIA NON SI BARATTA!


 
Federazione di Latina
partito della Rifondazione Comunista

venerdì 5 settembre 2014

Illuminazione: Privato è meglio (!?)

La maggioranza a sostegno di De Santis ha recentemente annunciato la privatizzazione del servizio di illuminazione pubblica della città, approvata in una delibera di indirizzo del Consiglio Comunale che ha avviato le procedure per predisporre l’imminente bando di gara. Mentre il governo delle larghe intese di Renzi apre il banchetto preparandosi a varare un decreto che comporterà la privatizzazione delle aziende pubbliche o partecipate in tutt’Italia, a Itri già si segue quanto promosso in alcuni comuni limitrofi amministrati dalla destra come Gaeta, Fondi e Terracina. Le argomentazioni a sostegno del provvedimento sono le solite da sempre addotte dai liberisti: Solo il mercato consente efficienza e risparmio. Poco importa che tutte le privatizzazioni avvenute finora abbiano prodotto effetti diametralmente opposti, con l’unico beneficio per le tasche dei gestori e per le ristrette clientele politiche che li sostengono. Gli esempi più noti sono la conduzione catastrofica del servizio idrico operata da Acqualatina e la privatizzazione del Cimitero cittadino. Questa volta però la minestra è condita con la variante pseudo-ecologista dell’ “efficientamento energetico”. In altre parole i privati sostituirebbero le attuali luminarie con altre dotate di LED, riducendo impatto ambientale e spese. Tale risparmio consentirebbe appunto il profitto dell’azienda su di una cifra fissa annua erogata dal comune di ben 188 mila Euro IVA esclusa, equivalente alla spesa attuale, per un totale di 2 milioni 820 mila Euro. Dai dispacci diramati e da una semplice divisione si evince che la durata dell’appalto sarebbe addirittura di 15 anni…decisamente una bella ipoteca per il nostro  futuro! Il sistema in questione viene chiamato “FTT” che sta per “Finanziamento Tramite Terzi”, ma nella sostanza è la solita solfa in cui il pubblico ci mette i nostri soldi e il privato ci guadagna. Per non parlare del rischio altissimo di infiltrazioni malavitose nel nostro territorio favorito da operazioni come questa e confermato da recenti indagini in diversi centri limitrofi.  
Alla luce delle informazioni attuali facciamo un po’ di conti:
Se l’Amministrazione ha così tanto a cuore il risparmio energetico come mai non ci risulta che abbia richiesto entro il 2013 l’accesso ai cospicui e arcinoti finanziamenti statali del “Conto Energia” detto anche “call for proposal”, per l’istallazione del fotovoltaico sugli edifici pubblici? La possibilità di richiedere i sovvenzionamenti, ottenuti da numerosissimi comuni, non è stata prorogata dal Patto di Stabilità 2014…quindi il danno è irreparabile.
Se il comune continuerà a versare per 15  anni la stessa somma spesa attualmente questo significa che  in un periodo tanto lungo non avremo alcun risparmio per le casse comunali, né di conseguenza per i cittadini. L’illuminazione pubblica è infatti una delle voci principali della tassa comunale “TASI” relativa ai servizi indivisibili, sempre più cara e opprimente soprattutto per le fasce a medio e basso reddito maggiormente colpite dalla crisi.
Se il piano di “efficientamento energetico” venisse portato a termine direttamente dall’ente pubblico si potrebbe ottenere lo stesso beneficio per l’ambiente, se non maggiore. E’ noto infatti che il privato tende sempre a risparmiare sulle spese per incrementare i profitti. Si potrebbe tuttavia ottenere una progressiva riduzione dei costi del servizio e un abbattimento delle tasse, in un periodo sicuramente molto inferiore a quello previsto dall’appalto. In altre parole un piano di investimento pubblico ponderato e diluito nel tempo per la sostituzione delle luminarie verrebbe ripagato da un grande beneficio economico futuro.
A conti fatti con la privatizzazione del servizio di illuminazione pubblica il risparmio energetico ed economico ottenuti utilizzando le nuove tecnologie non incideranno positivamente sulle casse comunali ma rimpingueranno unicamente i profitti della ditta appaltante.
Circolo PRC Itri-Gaeta “Mariano Mandolesi” 

domenica 31 agosto 2014

NUMERI VINCENTI LOTTERIA

1-Bici da passeggio - 1030
2-Macchina fotografica digitale - 0324
3-Tenda da campeggio per 2 - 1794
4- Minicrociera offerta da Kilroy - 0498
5- Notte al BeB 1400 - 0111
6-Biglietto per due al parco avventura di Itri - 0273
7- due maxi pizze da "Ca...Legna" - 1334
8- Vassoio pizza offerto da "Franco" - 0144 
9- Materiale didattico - 1062
10- 1 kg di caffè - 075

Per info chiamare 3477174907 o 3406811328

mercoledì 27 agosto 2014

XV Festa di Liberazione a Gaeta

Venerdì 29 e Sabato 30 Agosto in Piazza Monsignor Di Liegro     
Il Partito della Rifondazione Comunista di Gaeta è fiero di annunciare l’apertura della sua XV edizione della “Festa di Liberazione” per Venerdì 29 Agosto in Piazza Monsignor Di Liegro, davanti la scuola elementare “Virgilio”. Dopo qualche anno di interruzione e il successo del giorno della scorsa edizione 2013 organizzata dal nuovo circolo cittadino del PRC,  per il 2014 la festa raddoppia la sua durata nello sforzo di tornare alle consuetudini di un appuntamento estivo che è stato per lungo tempo in passato una tradizione attesa e partecipata in città. Se come sempre non mancheranno i piacevoli momenti ricreativi che hanno sempre attratto numerose persone in piazza per l’occasione, è intenzione del Circolo “Mariano Mandolesi” rafforzare sempre più il carattere politico della Festa, politica intesa dai suoi iscritti come lotta a qualsiasi livello, locale, nazionale ed internazionale. Eloquenti in questo senso lo slogan scelto, “Unire i Comunisti, costruire l’Opposizione di Classe”, i temi dei dibattiti e gli ospiti presenti come relatori. Spiccano pure le scelte di destinare parte dei ricavati alla ricostruzione della Striscia di Gaza in Palestina, oltre che devolverne altra parte alla Carovana Antifascista per la popolazione e le milizie popolari del Donbass (Ucraina) costrette a dover combattere contro le milizie neo-naziste del governo golpista di Kiev vergognosamente sostenuto da USA e Paesi UE, Italia di Renzi inclusa. La Festa quindi, oltre a stand, installazioni, angolo gastronomico e concerti, prevederà come al suo solito pure momenti di discussione e proiezioni articolati durante due giorni.
Venerdì 29 Agosto alle ore 18 si terrà un dibattito pubblico dal titolo “L'Imperialismo di USA, UE e Israele da Gaza all'Ucraina: Responsabilità e rischi della Base Americana di Gaeta”. Interverranno Franco Fracassi (giornalista di Pop Off), Claudio Ortale (CPN Rifondazione Comunista), Matteo Lisi (portavoce provinciale Giovani Comunisti). A conclusione musica live con Aemet, T.S.O., Il Malpertugio. Sabato 30 Agosto alle ore 17.30 altro dibattito pubblico: “Fronti di lotta in Italia e sul nostro territorio. Costruiamo un'opposizione di classe contro Troika, Governo Renzi e Giunta Mitrano.” In questo caso interverranno invece Gennaro Varriale del Comitato spontaneo di lotta contro Acqualatina, Angelo Fascetti dell’esecutivo nazionale AS.I.A (Associazione Inquilini Abitanti) USB Roma, Giancarlo Luciani, Responsabile AS.I.A USB Latina, Benedetto Crocco, Segretario Politico Circolo PRC Itri- Gaeta "Mariano Mandolesi", Fulvio Grimaldi , giornalista e scrittore che presenterà il suo ultimo lavoro. Alle ore 20 verrà quindi proiettato il docufilm di Fulvio Grimaldi “ Fronte Italia - Partigiani del 2000”. A seguito, altra musica dal vivo con Hard to Handle, The Streets of Lovers, Rain Wizard. Al termine del concerto inizierà l'estrazione dei numeri vincenti della lotteria popolare legata alla festa.

mercoledì 13 agosto 2014

Sfratto del Liceo: Non facciamoci prendere in giro! Lottiamo contro larghe intese, Governo Renzi e Giunta provinciale

Riteniamo inammissibile nel merito e nel metodo la decisione di sfrattare il Liceo "E.Fermi" dalla sua sede storica di Piazza Trieste destinandolo all'edificio di Calegna che ospita attualmente la Ragioneria, con la quale verrebbero suddivise le strutture per concedere ulteriore spazio all'istituto Nautico. Gli studenti che frequentano la sede di Calegna da tempo ne denunciano le gravi carenze come la mancanza di laboratori, di una palestra e la carenza di aule. Queste hanno già prodotto disagi e disservizi quali riduzioni dell'orario scolastico e doppi turni. Lo sgombero è stato deciso dall'Amministrazione provinciale il cui Presidente di Forza Italia, Armando Cusani, sostenuto da Mitrano e dai suoi amici in occasione delle ultime elezioni europee, è stato formalmente sospeso a seguito delle prescrizioni della legge Severino dopo aver ricevuto una condanna per abuso d'ufficio. Lo stesso Cusani risulta tra gli amministratori della Fondazione privata "G. Caboto" che ha messo da tempo le mani sull'Istituto Nautico. La Fondazione "G. Caboto" , peraltro, ha già tentato di sfruttare il proprio ascendente sulla Giunta Mitrano per impossessarsi di parte dell'ex "Caserma Cosenz", ristrutturata con soldi pubblici della Regione Lazio. Assistiamo quindi ad un evidente conflitto di interessi alla base di una scelta che non è finalizzata alla tutela del diritto allo studio ma risulta coerente con le politiche nazionali di tagli alla scuola pubblica in favore di istituti ed enti privati. Sosteniamo la legittima esigenza di ampliamento e potenziamento dell'istituto Nautico "G.Caboto", che pure lamenta strutture attualmente carenti e inadeguate rispetto alle sue potenzialità. Tale esigenza tuttavia dovrebbe avere risposta all'interno di un grande programma di rifinanziamento della scuola pubblica e di tutela della sua autonomia da interessi privati o clientelari di ogni sorta, non a discapito di altre scuole e di altri studenti con pari dignità. Ci disgusta l'ipocrita coro unanime di politici e amministratori locali che si sono mostrati pubblicamente uniti nella contrarietà al provvedimento, mentre i propri partiti e i propri governi sono uniti nella demolizione della scuola pubblica, di cui lo sfratto del Liceo è solo l'ultimo effetto. Il Sindaco Mitrano ha avuto anche il coraggio di farsi un po' di "passerella" con un'inopportuna quanto inutile retata presso l'istituto in lotta, accompagnato dall'ex Sindaco Raimondi. Quest'ultimo di recente aveva addirittura invitato a Gaeta l'attuale Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, nemico numero uno della scuola pubblica ed ex compagna di partito di Raimondi nel movimento liberista "Scelta Civica". Il Piano di ridimensionamento scolastico approvato dalla Regione e interpretato dall'ente provinciale segue in realtà proprio le direttive del Ministero dell'Istruzione, dell' Università e della Ricerca (MIUR) che negli ultimi 20 anni ha prodotto tagli per miliardi di euro, ha sovvenzionato in modo incostituzionale la scuola privata, ha ridotto il personale scolastico producendo le classi pollaio, ha privato migliaia di Istituti della propria autonomia didattica e amministrativa. Un processo benedetto dalla Troika europea, accelerato dai governi Berlusconi e passato attraverso le larghe intese, che ora ha trovato nel governo PD di Renzi il suo ultimo e più convinto sostenitore. Il Ministro Giannini già annuncia altre controriforme come l'eliminazione del V anno di scuole superiori, lo stravolgimento del sistema di reclutamento del personale che diverrà sempre più arbitrario e clientelare, l'incremento a parità di salario dell'orario di lavoro degli insegnanti a discapito della didattica e ulteriori tagli indiscriminati. Non facciamoci prendere in giro! L'unico modo per invertire la tendenza in atto non è alimentare "guerre tra poveri" ma lanciare una grande mobilitazione unitaria di studenti, insegnanti e ATA per sostenere un nuovo piano di tutela e di rifinanziamento della scuola pubblica italiana. Per questo i Giovani Comunisti e il PRC annunciano imminenti iniziative di sensibilizzazione e di lotta sul territorio. 

Giovani Comunisti
Circolo PRC “Mariano Mandolesi”

martedì 29 luglio 2014

Raccolta Rifiuti a Gaeta: Il PRC Chiede chiarimenti all’Assessore Vona


Alla luce dell’inchiesta aperta dalla Procura di Latina riguardante l’appalto vinto in passato dalla ditta “De Vizia” e dell’ultimo appalto annullato a seguito dell’interdittiva antimafia a carico della ditta “Ecocar”, Rifondazione Comunista ha rilanciato la proposta della creazione di un’azienda pubblica che gestisca anche la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ricordando la possibilità di collaborare con altri comuni. Inaspettatamente è seguita la proposta del Sindaco di Formia che ha chiesto pubblicamente all’Amministrazione di Gaeta la creazione di un’azienda municipalizzata comune. L’Assessore alle politiche ambientali di Gaeta, Alessandro Vona, ha risposto con una nota estremamente sintetica e sibillina, pubblicata Venerdì 25 Luglio alla pagina 17 del noto quotidiano locale “Latina Oggi”, un po’ “alla chetichella” e in difformità con la consueta potenza di fuoco mediatica sfoggiata dalla Giunta Mitrano. Non ci risulta che la notizia abbia ricevuto ulteriore e più ampio spazio su altri mezzi di informazione. Comunque sia crediamo che il trafiletto in questione abbia lasciato numerosi cittadini perplessi quanto noi. L’Assessore, supponiamo di comune accordo con il resto della Maggioranza e con il Sindaco, rifiuta seccamente la proposta dell’amministrazione formiana di creare un’azienda unica, se non per la parte finale dello smaltimento e limitatamente all’umido. Non viene specificato se l’Amministrazione di Gaeta intenda creare un’azienda pubblica propria, rifiutando solo l’ipotesi del consorzio con Formia e altre eventuali città del Golfo, o se anche l’ipotesi della municipalizzata venga seccamente respinta alla luce forse dei “brillanti” risultati prodotti dalla gestione privata. Sono in ogni caso misteriose e di difficilissima comprensione soprattutto le motivazioni addotte in tal senso dall’Assessore, il quale afferma nel virgolettato che : “La morfologia del territorio del Sud pontino non consente di far gestire il servizio dei rifiuti ad un solo soggetto” (?!) La ditta “Ecocar” (solo soggetto) non gestisce già la raccolta in due comuni diversi del Sud pontino (Gaeta e Minturno)? Cosa intende l’ “oscuro” Assessore quando parla di “morfologia del territorio”? Cosa ci sarebbe di così particolare e diverso nella “morfologia” dei comuni di Formia e Gaeta? Forse distratti dalla politica non ci siamo accorti di invalicabili catene montuose che separano le due città, o di distese lagunari che impongono la raccolta differenziata con l’ausilio di Sub e mezzi da sbarco anfibi? A noi stolti è sembrato in realtà che gli strumenti a disposizione della nettezza urbana nelle due città e le modalità con cui viene svolto il servizio non siano poi tanto diversi, ma anche se così non fosse non riusciremmo comunque a cogliere come la morfologia del territorio possa impedire una gestione pubblica, trasparente, condivisa e sicuramente più economica di quella attuale. Non potendo dubitare delle capacità linguistiche dell’illustre Assessore né del suo intelletto e non volendo in alcun modo insinuare che egli tentasse di prendere in giro i cittadini con dei paroloni privi di alcun senso, siamo certi che la nostra difficoltà nel decifrare il significato della sua replica derivi solo da un refuso o da un taglio giornalistico che ha estrapolato alcune dichiarazioni da un contesto più ampio. Considerata tuttavia la grande importanza del tema trattato e l’entità considerevole delle tasse pagate anticipatamente dai cittadini gaetani per usufruire di un servizio basilare, chiediamo all’Assessore spiegazioni più chiare e dettagliate circa le motivazioni di questo netto rifiuto, in un linguaggio semplice e comprensibile anche da noi “popolino”, pregando i mezzi d’informazione locali di riportarne il contenuto in modo più esteso e completo. Se tali spiegazioni non dovessero arrivare immediatamente tuttavia saremmo legittimati nel ritenere che l’unica “morfologia” ad impedire la creazione di un’azienda pubblica sia quella delle politiche liberiste applicate dalla Giunta Mitrano. Questa  ha finora  tutelato interessi particolari a discapito della collettività scegliendo o consolidando la gestione privata di servizi e beni comuni come l’acqua, le spiagge, l’illuminazione, le strutture sportive e culturali, il cimitero e la nettezza urbana, producendo costi alti e indiscriminati a carico dei cittadini, scarse garanzie occupazionali locali, carenza dei servizi e rischi altissimi di infiltrazioni malavitose.
 
 
Circolo PRC “Mariano Mandolesi” 
   

martedì 22 luglio 2014

Emergenza rifiuti a Gaeta

Rifondazione Comunista rilancia la proposta di un’Azienda Pubblica

La vicenda dell’interdizione antimafia a carico della Società “Ecocar”, l’annullamento della stessa ad opera del Tar del Lazio, la revoca dell’appalto comunque annunciata dall’Amministrazione di Gaeta e il futuro incerto che si delinea non sono altro che l’ultimo atto di un pasticcio che dura ormai da molto e sembra destinato a non avere fine. Anche il precedente appalto della durata di sette anni, allora vinto dalla società “De Vizia”, suscitò fin dall’inizio gravi dubbi e polemiche sfociate in un’inchiesta della Procura di e 17 notifiche di comparizione recapitate ad Assessori, Dirigenti e lo stesso ex Sindaco Antonio Raimondi. Le due “edificanti” esperienze sono state intervallate, dopo numerose proroghe e rinvii, da un’altra gara d’appalto, subito annullata per irregolarità con il rischio che la società vincitrice (ancora la “De Vizia”) ottenga un risarcimento per centinaia di migliaia di Euro a spese dei contribuenti. Cercando di trovare un filo in questo mediocre romanzo a tinte fosche ricapitoliamone gli elementi principali. Cambiano gli amministratori (Raimondi prima, Mitrano adesso). Cambiano le ditte (DeVizia Vs Ecocar). Gli elementi che restano costanti sono le politiche adottate e la persistente mancanza di volontà nel comprendere la radice dei problemi e trovare una soluzione. Siamo in un quadro di gravi e immediati pericoli di infiltrazioni malavitose nel tessuto economico del nostro territorio e di potenziali danni all’ambiente e alla salute dei cittadini, soprattutto in relazione ad un settore notoriamente sensibile come quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Ci troviamo di fronte ad appalti dall’importo sempre più esorbitante (l’ultimo di quasi 55 milioni di euro) e di tasse comunali sempre più alte e indiscriminate (ex TARES, adesso TARI), che colpiscono pesantemente le fasce a medio e basso reddito in crescente difficoltà e soprattutto le famiglie più numerose. Malgrado ciò assistiamo a continui disservizi e inadempienze, a garanzie occupazionali insufficienti e logiche clientelari, a condizioni salariali e lavorative troppo spesso inadeguate e precarie e ad un’ incapacità endemica di progettazione e organizzazione. Tutto ciò deriva dalla logica del profitto e dalla frequente connivenza tra amministratori e interessi privati, che pervadono la gestione dei servizi, soffocando ogni forma di bisogno collettivo. La creazione di un’Azienda Speciale interamente pubblica per la gestione di servizi quali la nettezza urbana rappresenterebbe l’unico possibile ribaltamento di questa logica perversa e l’unico tentativo di dare una risposta efficace e stabile alle problematiche emerse. Per i servizi più onerosi si potrebbe lanciare un appello ai comuni limitrofi, alcuni dei quali si sono già dichiarati disponibili in tal senso, al fine di creare appositi consorzi. L’annullamento dell’appalto con la “Ecocar” fornirebbe l’occasione e il tempo necessari ad un’iniziativa di questo genere, da noi più volte rivendicata. Da amministratori come Raimondi e Mitrano purtroppo non ci aspettiamo scelte di questo tipo, visto che le politiche liberiste attuate dalle ultime amministrazioni si sono orientate nel senso diametralmente opposto di un’ulteriore privatizzazione di servizi e beni comuni. Mai come in questo caso tuttavia saremo felici di aver sbagliato una previsione.


Circolo PRC “Mariano Mandolesi”

martedì 15 luglio 2014

Ecocar e infiltrazioni malavitose a Gaeta.

Il PRC chiede l’annullamento dell’appalto, la creazione di un’azienda pubblica, l’istituzione di un osservatorio antimafia e la nomina di una Commissione di accesso agli atti. 

 
La notizia del provvedimento di interdittiva antimafia a carico della società “Ecocar” del gruppo Deodati, emessa dalla Prefettura campana, rappresenta la conferma più lampante delle nostre preoccupazioni riguardo alle infiltrazioni malavitose nel tessuto economico di Gaeta. Preoccupazioni, appelli e proposte rivolte da tempo e spesso in solitudine all’Amministrazione comunale senza che su un tema tanto delicato si siano mai riscontrate risposte e iniziative concrete da parte della Giunta Mitrano. Ci sorprende la mancanza di attenzione e di sensibilità in materia da parte di un Sindaco che ha svolto la funzione di Dirigente presso il comune di Fondi, che ha rischiato lo scioglimento per mafia e si è trovato a lungo al centro di un’inchiesta di risonanza nazionale. Di fronte ad un segnale tanto grave e considerando che purtroppo non si tratta del primo riteniamo che l’immediata rescissione dell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sia un’iniziativa assolutamente necessaria e dovuta, ma non sufficiente. Dell’appalto avevamo già criticato l’importo a nostro avviso ingiustificatamente esoso rispetto agli oneri previsti (cinque milioni e mezzo di Euro annui) e la durata di ben nove anni. E’ il caso di ricordare che la precedente gara era stata annullata per irregolarità. Il Sindaco si fregia pubblicamente dei milioni di Euro già spesi o in dirittura d’arrivo per il rifacimento di marciapiedi, verde pubblico e arredo urbano anche grazie alle copiose elargizioni dell’Autorità Portuale. La nostra città avrebbe bisogno di ben altri interventi in materia abitativa, di servizi accessibili e creazione di posti di lavoro, visto che si sta spopolando costringendo i suoi giovani ad emigrare e saranno sempre meno i fortunati residenti che percorreranno il faraonico lungomare in stile “Miami Beach”. Non arrivando forse a comprendere questo la maggioranza potrebbe almeno domandarsi se questa cascata di denaro pubblico attiri le attenzioni della malavita organizzata. La creazione di un’Azienda Speciale pubblica che invochiamo da tempo invano, finalizzata alla gestione di servizi e strutture ricettive, porrebbe un argine invalicabile alle infiltrazioni malavitose in questo settore, garantirebbe un controllo diretto sull’efficacia e l’accessibilità delle prestazioni e renderebbe più semplice una programmazione coerente dello sviluppo territoriale, oltre a garantire la creazione di posti di lavoro maggiormente tutelati. Sarebbe inoltre possibile e opportuno cercare di consorziarsi con i comuni limitrofi recependo la disponibilità di altri amministratori in tal senso. L’istituzione di un Osservatorio contro la criminalità organizzata formato da magistrati, forze dell’ordine provinciali e associazioni antimafia rappresenterebbe un’altra iniziativa concreta, da noi più volte suggerita senza alcun riscontro. L’estrema gravità della situazione e l’entità del rischio che corriamo meritano la massima attenzione da parte del Prefetto e la nomina di una Commissione di accesso agli atti per verificare la correttezza di questo e di altri appalti e affidamenti. Qualora dovessero emergere irregolarità andrebbe valutata seriamente la possibilità di procedere per la nomina di un Commissario ad Acta. Certo é per adesso che la lotta alla criminalità organizzata richiede un impegno costante, un buon senso ed una volontà politica ferma che finora l’Amministrazione Mitrano ha mostrato di non avere.

Circolo PRC “Mariano Mandolesi”

domenica 13 luglio 2014

Rifondazione Comunista denuncia il Business dei distributori dell'acqua

Itri: L'Amministrazione De Santis ha approvato l'istallazione di tre distributori di acqua a pagamento nel territorio del Comune di Itri con relativa concessione per l'occupazione di suolo pubblico gratuita. Il primo è già stato istallato ai margini della villa Comunale "Giovanni Ialongo". L'iniziativa è stata definita dal gruppo "Sinistra Unita" e dai suoi rappresentanti "un piccolo grande passo in avanti verso una distribuzione più democratica ed ecosostenibile delle risorse naturali, troppo spesso vittime (soprattutto l'acqua) di appropriazioni indebite da parte delle multinazionali." 
Parole a dir poco paradossali. Non tutti sanno che la "Logica srl", società privata proprietaria dei distributori dai quali ricaverà lauti profitti anche grazie alla generosa campagna di marketing di Sinistra Unita, ha come Amministratore Delegato il Signor Silvano Morandi, già membro profumatamente pagato del Consiglio d'Amministrazione di Acqualatina, controllata dalla Multinazionale francese "Veolia". La moglie di Morandi è l'Avvocato Tiziana Ferrantini, Direttrice degli Affari legali di Acqualatina, sempre solerte nel difendere con i nostri soldi gli interessi della Società nelle cause ad essa intentate dai cittadini. Non è un segreto che la "Logica srl" nasce all'ombra del gestore privato con lo scopo di ampliare il business dell'acqua. Non è un caso che tra i comuni che per primi hanno istallato i distributori ci sia quello di Fondi, feudo del Patrono ed ex Presidente di Acqualatina, il Senatore forzitaliota Claudio Fazzone.
Le ragioni della scelta, spiegate a mezzo di comunicato stampa, sono altrettanto difficili da comprendere. I distributori depurerebbero l'acqua con appositi filtri rendendola "pulita e assolutamente sicura, fresca e a basso costo". L'acqua che paghiamo in bolletta è già fresca ma non di certo a basso costo grazie agli aumenti incontrollati promossi da Acqualatina negli ultimi anni e sostenuti dalla maggioranza dell'Assemblea dei Sindaci. Ma la cosa più grave è che di conseguenza si ritenga NON pulita e NON assolutamente sicura l'acqua dal costo salato che sgorga dai nostri rubinetti, malgrado le prescrizioni ed i controlli scrupolosi previsti dalla legge! Dobbiamo forse preoccuparci? Se invece l'acqua di casa è già pulita e sicura, come dovrebbe essere di norma, a cosa servono i bei distributori a parte la discutibile "opzione bollicine" che offrono? Non staremo qui a discutere se il prezzo attualmente fissato in 5 centesimi al litro sia modico o esoso, perché ciò che contestiamo è l'idea stessa che su un bene primario come l'acqua si possano fare o favorire ulteriori speculazioni e guadagni, malgrado un decennio di lotte durissime ancora in corso.
Sarebbe stato forse più opportuno ed "ecosostenibile" ripristinare le numerose fontane pubbliche già presenti in città che da tempo risultano inagibili e sensibilizzare i residenti sull'uso dell'acqua corrente domestica. Sarebbe stato doveroso battersi per il ritorno ad una gestione completamente pubblica dell'acqua e degli altri servizi come chiesto dai cittadini di Itri e di tutt'Italia nel Referendum del Giugno 2011, il cui esito democratico non è mai stato rispettato. Le condizioni affinché i comuni dell'ATO4 rescindano il contratto con Acqualatina ci sono tutte, alla luce delle infinite inadempienze della società. Si è preferito invece ancora una volta intraprendere un'iniziativa dalla rilevanza sociale inesistente per garantire il guadagno di pochi. I cittadini che danno credito alle dichiarazioni di "Sinistra Unita" pagheranno due volte, continuando a sostenere bollette sempre più care ad un gestore privato mentre fanno la fila con il portamonete in mano davanti ai chioschi di "Logica srl" per garantirsi acqua pulita, assolutamente sicura... e magari frizzante. 


Circolo PRC Itri-Gaeta "Mariano Mandolesi"

mercoledì 25 giugno 2014

RIFONDAZIONE COMUNISTA: NASCE IL CIRCOLO INTERCOMUNALE ITRI-GAETA

Il 23 Giugno si è svolto il Congresso straordinario congiunto dei circoli di Rifondazione Comunista di Itri e di Gaeta. I numerosi iscritti intervenuti alla presenza del Segretario Provinciale Maurizio Frattagli hanno ratificato l’unione dei due circoli in un’unica sezione intercomunale comprendente i territori delle due città,  in un momento definito da molti “storico”. Presente anche il Segretario uscente del circolo di Itri Gianluca Ruggieri, al quale è stato unanimemente riconosciuto un ruolo centrale nella riorganizzazione del Partito a Itri, in una fase di transizione delicata e complessa. Alla base della fusione, nata da una richiesta congiunta dei militanti e dei Direttivi dei due circoli, hanno pesato alcuni elementi importanti. Tra questi la collaborazione intensa operata negli ultimi tempi e la presenza di bisogni di classe, quadri politici e problematiche comuni nei due territori, l’esigenza quindi di sviluppare insieme un’azione politica sempre più unitaria, coerente, sinergica ed efficace, in un quadro generale di rinnovato radicamento del Partito in tutto il basso Lazio. L’Assemblea ha inoltre eletto gli organismi dirigenti e di Garanzia del circolo esprimendo un Direttivo formato da 11 compagne e compagni di Itri e di Gaeta. Il Direttivo ha confermato  Benedetto Crocco, Segretario uscente del circolo di Gaeta, nuovo  Segretario politico della sezione intercomunale e ha rieletto Tesoriere il compagno Massimo Cortese, che già in precedenza aveva svolto con impegno la funzione di Commissario del circolo di Itri. Si è inoltre indicata la necessità di ripartire incarichi precisi tra i membri degli organismi dirigenti a partire da tematiche quali lavoro, acqua pubblica e beni comuni, emergenza abitativa, cultura e antifascismo, radicamento tra i giovani. L’Assemblea ha inoltre votato all’unanimità un lungo documento politico che ispirerà l’intervento del circolo intercomunale sul territorio. Una parte centrale del documento, che dà il senso delle scelte compiute e delle linee guida future, recita in riferimento alle due città:
“La presenza degli stessi referenti sociali faciliterà questo compito tra disoccupati, precari e lavoratori stagionali, pensionati e lavoratori dipendenti, tra cui molti pendolari. Questi soggetti in gran parte estromessi da ogni forma di protagonismo politico e di rappresentanza condividono nei due centri problematiche in gran parte comuni, frutto di politiche volte a tutelare spesso gli interessi di ristrette lobby locali. Politiche che tendono a tagliare i servizi pubblici locali, privatizzare beni comuni,  a non investire sul lavoro, a premiare la rendita immobiliare a danno degli inquilini, a far prevalere la logica del profitto sulla tutela dell’ambiente, sulla salute dei cittadini e sulla lotta alla criminalità organizzata. L’estrema collusione del sistema politico con queste scelte, divenute ormai in gran parte trasversali agli schieramenti tradizionali in un ottica sempre più diffusa di larghe intese, ha portato negli ultimi anni ad un allontanamento mai visto prima dalla politica e ad una mancanza diffusa di fiducia nei riguardi dei partiti. L’aumento impressionante dell’astensionismo che ha superato il 50% nei due comuni in occasione delle ultime elezioni europee, ne è la prova. Per contrapporci in modo efficace a queste politiche e accrescere la credibilità del PRC  agli occhi dei propri referenti di classe è necessario che i Comunisti incrementino la loro visibilità e il proprio protagonismo nelle vertenze e nei conflitti sociali, ma soprattutto che difendano con le unghie e con i denti la propria alterità ed autonomia culturale e politica. Solo così sarà possibile ricostruire una forza Comunista all’altezza delle esigenze storiche, anche avvicinando i compagni che attualmente lavorano fuori dal PRC. Questa necessità non è e non deve in alcun modo diventare una tendenza all’isolamento, bensì una rottura di vecchie gabbie ormai superate e nocive, che troppo spesso hanno limitato il nostro intervento ad accordicchi tra gruppi collusi di ceto politico locale. I comunisti devono invece lavorare alacremente, anche nel territorio di Itri e di Gaeta, per ricostruire un Fronte più ampio, coagulato sulla base del minimo comun denominatore dell’anticapitalismo, dell’antiliberismo e di un programma comune di fase. All’interno di questo fronte i comunisti devono essere presenti ma non dissolversi e lottare per l’egemonia.”



Circolo PRC Itri-Gaeta “Mariano Mandolesi”

venerdì 20 giugno 2014

Congresso straordinario

Compagn*,
convoco ufficialmente
il nostro prossimo Congresso di Circolo
per Lunedi 23 Giugno alle ore 18:00.
O.D.G.
1) Fusione dei Circoli di Gaeta e Itri
2) Elezione della Segreteria e del nuovo Direttivo
La data è assai prossima e non molto distante dal nostro scorso Congresso.
Il motivo è innanzitutto di natura burocratica, perché necessario per
sancire una storica fusione fra il nostro Circolo "Mariano Mandolesi" e il Circolo di Itri.
Ma per quanto legato ad un importante atto formale,
devo ribadire che il Congresso è invece anche e soprattutto un importantissimo momento
per la storia del nostro Circolo, e da esso usciranno anche il segretario e il nuovo direttivo, che comprenderà pure compagni di Itri presenti al congresso,
nonché la nostra linea politica per il futuro.
E' IMPORTANTE quindi la presenza del maggior numero di Compagn* possibili.
Sarebbe un dovere per tutt* esserci.
In questa occasione potrà pure tesserarsi per questo anno chi non l'ha ancora fatto.



Il Segretario
del Circolo PRC "Mariano Mandolesi"
Benedetto Crocco

sabato 14 giugno 2014

Il PRC Gaeta contro Mitrano e Acqualatina.

Il 19 Giugno in piazza a fianco dei comitati di lotta.

Non bastava l’aumento incontrollato delle tasse in arrivo con l’Imposta Unica Comunale (IMU, TASI,TARI) attraverso la già annunciata applicazione di aliquote alte e senza alcun criterio di progressività in base al reddito o esenzione per le fasce più deboli. Anche per l’ennesimo aumento stratosferico della bolletta dell’acqua dovremmo dire ancora una volta grazie al Sindaco Mitrano. Il 23 Giugno si terrà l’assemblea dei comuni dell’ATO4 e in quest’occasione i primi cittadini e i loro delegati saranno chiamati ad esprimersi sugli ulteriori aumenti proposti da Acqualatina, che serviranno a ripianare i 38,5 milioni di debiti e insolvenze della società attraverso una tariffa extra, spalmata tra il 2014 e il 2018. Tra questi figurano i mancati pagamenti dei canoni ai consorzi di Bonifica. Tale disavanzo impressionante è stato raggiunto malgrado i tanti favori già resi dai Sindaci ad Acqualatina, come l’esenzione dal pagamento delle penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi posti e degli investimenti spettanti, o dei canoni concessori ai comuni dell’ambito, tutti sostenuti dalla Giunta Mitrano. Il fatto che il numero dei comuni a sostegno di Acqualatina diminuisca vistosamente rende ancor più odiosa l’incrollabile fedeltà della destra gaetana alla creatura orrenda di Fazzone e Cusani e la noncuranza di quest’Amministrazione verso gli interessi dei cittadini. Anche alla luce delle posizioni assunte dai comuni limitrofi sarebbe addirittura possibile scindere il contratto con la società a causa delle sue gravi inadempienze e tornare ad una gestione pubblica dell’acqua nel comprensorio, come chiesto dai cittadini nell’ultimo referendum, ma questa strada è resa impraticabile proprio dallo stretto legame che unisce la Giunta Mitrano al comitato d’interessi vicino ad Acqualatina. Una situazione tanto grave da aver convinto già molti cittadini ad aderire alla campagna di “obbedienza civile”, consistente nel boicottaggio delle bollette fino a quando non verrà rispettato l’esito referendario. Sono queste le ragioni che spingono il circolo di Rifondazione Comunista “Mariano Mandolesi” ad aderire alla manifestazione indetta dai comitati di lotta locali il 19 Giugno di fronte al comune di Gaeta, per bloccare gli ulteriori e ingiustificati aumenti in bolletta e ritornare ad una gestione pubblica e trasparente dell’acqua.

Circolo PRC “Mariano Mandolesi”- Gaeta

sabato 7 giugno 2014

L'emergenza abitativa non rientra nelle priorità dell'amministrazione Mitrano.

La dennuncia del Comitato degli inquilini per il diritto alla casa di Gaeta.

 
 
Anche quest'anno con la stagione turistica ormai alle porte, riemerge in tutta la sua drammaticità il problema abitativo a Gaeta. Anno dopo anno sono sempre più le abitazioni che rimangono sfitte sia per i prezzi degli affitti esorbitanti, sia per il costo sempre più elevato di alcuni servizi come l'abbonamento parcheggi, il noleggio di attrezzature balneari sia per la mancanza di un trasporto pubblico all'altezza di una cittadina a vocazione turistica come la nostra. Il Comitato degli inquilini per il diritto all'abitare reputa paradossale il fatto che oltre all'aumento di abitazioni sfitte, aumenti anche il numero di famiglie in lista di attesa per una casa popolare. Le politiche di austerità  messe in atto dal governo centrale negli ultimi tre anni stanno dando i loro effetti anche nel nostro territorio dove il prezzo altissimo degli affitti contribuisce non di poco ad aumentare le difficoltà per chi già non riesce ad arrivare alla fine mese. Tutto mentre il cosiddetto “decreto casa” varato dal governo Renzi sferra un colpo repressivo durissimo contro i movimenti per il diritto abitativo attraverso misure poliziesche nei confronti degli attivisti e restrizioni dei diritti verso chi partecipa alle iniziative di lotta. L'amministrazione comunale a fine inverno ha più volte sbandierato ai quattro venti con sontuosi comunicati l'applicazione di un canone d'affitto calmierato come richiesto più volte in questi anni dal Comitato. Di durata triennale, l'affitto concordato avrebbe il vantaggio di permettere al Comune di fare da intermediario tra le due parti per quanto riguarda il canone di affitto e le altre condizioni contrattuali che verrebbero decise in base ad una serie di caratteristiche (tipologia dell'alloggio, stato manutentivo, pertinenze, dotazione di impianti e servizi) rapportate alla zona di ubicazione dell'immobile. Sbalordisce che il Comitato non sia stato convocato al tavolo di concertazione attivato dalla Giunta per definire le modalità di tale canone, malgrado la richiesta rivolta al Sindaco attraverso comunicato stampa e lettera depositata presso il Comune. Un canone concordato tra chi? Verrebbe da chiedersi, visto che l’unica Associazione di inquilini presente sul territorio non è stata interpellata? Le premesse purtroppo non lasciano ben sperare. Resta il fatto che dall'epoca delle dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore De Simone sono ormai passati mesi e parecchi consigli comunali si sono succeduti senza che il punto venisse mai posto all'ordine del giorno, ritrovandoci ancora una volta con l'estate alle porte e moltissimi sfratti avvenuti perchè i proprietari di casa gaetani sono soliti affittare solo per periodi invernali da Ottobre a Maggio, e mensilmente nei mesi d'alta stagione.
Alla luce di tutto ciò ci sembra ancor più paradossale apprendere che l'attuale Amministrazione starebbe per dare in affidamento diretto, senza il rispetto dell'apposito regolamento comunale, un immobile confiscato alla criminalità organizzata in località “Canali”, più volte indicato dal Comitato come possibile alloggio comunale, ad una cooperativa che ne ha chiesto l’utilizzo per attività di pulizia e riqualifica al fine di realizzare un campo antimafia, iniziativa per la quale l’Amministrazione comunale metterà a disposizione addirittura 20mila euro. Cifra che invece sarebbe stata più utile nel completamento dei lavori dei due appartamenti siti in via Amalfi, che a detta dell'assessore Leccese sarebbero serviti come alloggi comunali per casi di emergenza abitativa come quello delle famiglie di Palazzo Tosti, poi sfrattate da questa Amministrazione e rimaste in gran parte per strada malgrado le promesse. Secondo noi le mafie andrebbero combattute nei fatti attraverso l'istituzione, anch'essa più volte promessa ma mai realizzata, dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata, con l’istituzione di un ente di controllo esterno sui traffici portuali, con una gestione degli appalti più trasparente e con iniziative concrete come la creazione di un’azienda multiservizi pubblica e non certamente regalando 20mila euro ad una cooperativa nata dalle ceneri del presidio “Libera” di Gaeta, spaccatosi proprio a causa di controversie con questa sua componente (oggi Cooperativa Programma 101) data vicino ad una fazione del PD locale e che non disdegnava partecipare alle iniziative dell'Amministrazione di centrodestra gaetana targata Fondi.
Il Comitato degli inquilini per il diritto all'abitare di Gaeta chiede pertanto che la questione abitativa venga messa al primo posto come priorità di questa Amministrazione. Chiediamo che l’Amministrazione investa il danaro pubblico nell’acquisto e nella riqualificazione a scopo abitativo dell’immenso patrimonio demaniale, invece di sperperare milioni di Euro in interventi di arredo urbano il più delle volte inutili o inopportuni. Chiediamo che il canone calmierato venga immediatamente discusso con gli inquilini e posto come punto all'ordine del giorno già dal prossimo Consiglio comunale. Chiediamo che vengano portati a compimento i lavori per i due alloggi a destinazione abitativa di via Amalfi, e che i ben 22 immobili sequestrati alla criminalità organizzata, per i quali Gaeta vanta il secondo posto nel Lazio dopo Roma come numero di confische, vengano anch'essi destinati ad uso abitativo per le sempre più numerose famiglie che ne hanno bisogno. Ci indigna che invece vengano usati come scambio di favori agli amici degli amici che compongono l'attuale Consiglio comunale, ormai sempre più simile alle larghe intese tra PD e PDL che si sono consolidate negli ultimi tre governi nazionali.
Ricordiamo infine che lo sportello del Comitato sarà aperto come sempre, per ogni assistenza legale e informativa, il Giovedì pomeriggio dalle 17:00 alle 19:00 presso la sede di Via Indipendenza 262.

Comitato degli inquilini per il diritto alla casa-Gaeta

giovedì 5 giugno 2014

OPERAZIONE BALDENICH



Domenica 15 Giugno a Belluno si terrà una manifestazione in ricordo dell'Operazione Baldenich.
L'Operazione Baldenich nota anche come Beffa di Baldenich, è il blitz portato a termine con successo da 12 partigiani nel giugno del ’44. Travestiti da soldati tedeschi entrano nel carcere e liberano 70 prigionieri politici senza sparare un colpo. I dettagli dell’operazione sono stati raccontati da uno dei protagonisti, “Carlo” il Comandante della Piazza di Belluno durante la guerra di liberazione. Ovvero il nostro concittadino Mariano Mandolesi nato a Gaeta il 9 settembre del 1920 ed insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Belluno con cerimonia del 12 aprile 1976. Il 28 Aprile 1945 Mandolesi ripeterà con successo il blitz, beffando per la seconda volta i tedeschi.
Ma dall'amministrazione gaetana nessun riconoscimento per il comandante "Carlo", nemmeno in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Gaeta dal nazifascismo quando ha preferito festeggiare il "giorno della libertà", una rievocazione storica dell'ingresso delle truppe alleate a Gaeta il 19 Maggio del 1944, non sprecando nemmeno una parola in ricordo delle gesta del nostro concittadino che contribuì insieme a tutti i partigiani alla lotta di Liberazione, occupando su più fronti l'esercito italo-tedesco, facilitando così lo sbarco degli alleati nel Sud della penisola. Il revisionismo storico di questa amministrazione ha raggiunto il culmine con la parata dei marines della base USA ( scotto che il nostro paese e in particolare Gaeta sta scontando da oltre 70 anni come sanzione di guerra mascherata da piano di aiuti umanitari ), che nulla hanno a che vedere con le truppe alleate del secondo conflitto mondiale. Infatti i soldati americani imbarcati sulla Mount Withney, nave ammiraglia della VI flotta, vera e propria cabina di regia in grado di teleguidare gli interventi combinati di forze aeree, missili, e della potente artiglieria delle altre navi in zona, hanno contribuito alla distruzione della Libia appoggiando l'ascesa del fondamentalismo nero di Al Quaeda, e oggi difendono il ritorno del nazismo in Europa nelle acque del Mar Nero, violando i trattati internazionali e contribuendo indirettamente alle stragi, di cui ci giunge soltanto un eco distorta, perpetuate tuttora in Ucraina. 
Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista vuole così ricordare le gesta dell'eroe a cui è dedicata la sezione locale riportando la cronaca del blitz tratta dalle sue memorie.

Dalle "Memorie di Mariano Mandolesi"



La mattina del 12 giugno 1944, venne su alla casera dei "Ronch" una staffetta, mandata per me da De Luca che mi attendeva a Bolzano bellunese.
Scesi immediatamente ad incontrarlo. Mi disse che il Comando della Brigata "Pisacane" aveva pensato di dare a noi della divisione Nino Nennetti di andare nel carcere di Belluno "Baldenich" a liberare i compagni detenuti, compagni che quotidianamente subivano torture di ogni genere. Nel frattempo, lo stesso De Luca aveva fissato un appuntamento con un informatore che ci poteva dare importanti informazioni sulla struttura del carcere e sulla sua organizzazione interna. 
Subito dopo il colloquio, ritornai alla casera dei "Ronch". Giunto al primo posto di blocco mi avvisarono di tornare nuovamente a Bolzano bellunese, dove mi attendevano due del comando militare provinciale: Gino Bortolon ed Aldo Praloran. Di fretta e furia ripercorsi lo stesso tragitto già fatto di prima mattina. Incontrai i due del comando militare: mi dissero che, in base ad alcune loro informazioni, Milo (Francesco Pesce) comandante del comando militare provinciale di Belluno, doveva essere trasferito entro breve a Trento per essere fucilato. La loro idea era quella di tentare di liberarlo lungo il tragitto da Belluno a Trento, creando dei posti di blocco lungo le strade e agendo nel momento in cui fosse passata la macchina con a bordo Milo. 
Risposi prospettando loro che, arrivati a quel punto, era forse meglio agire direttamente nel carcere, ma loro mi dissero che era troppo pericoloso. La loro paura e quella di tutto il CLN provinciale era quella di possibili rappresaglie contro la popolazione.
Ricordai loro il fatto che oltre ad esserci Milo, in carcere c'erano tanti altri compagni partigiani (Eliseo Dal Pont, Doriguzzie e Banchieri tra gli altri) che ogni giorno rischiavano una morte atroce.
Alla fine del colloquio dissi loro che avrei piazzato alcuni uomini lungo le strade e raccomandai di avvertirmi quando il trasporto di Milo era imminente. In cambio di questa operazione, chiesi loro 200 coperte e del pane biscotto per venerdi mattina nel rifugio di Pian Cajada.
Ci salutammo e nuovamente mi avviai alla casera dei "Ronch". 
Durante il tragitto abbozzai una sorta di piano, il quale doveva risultare perfetto, visto che in gioco c'era la mia vita e quella degli altri compagni. 
Il giorno seguente, martedì 13 giugno, scesi a Bolzano bellunese dove avevo appuntamento con De Luca per incontrare l'informatore. In bicicletta ci avviammo verso Feltre.
Dovevamo raggiungere una trattoria, nei cui paraggi dovevamo incontrare questa persona a noi sconosciuta. Come segno di riconoscimento costui doveva portare una margherita all'occhiello.
Mentre si andava verso la trattoria sulla strada ci sorpassò un giovane sportivo su una bella bicicletta. Dopo che ci aveva superato di 50 metri, si fermò a raccogliere una margherita. Io e De Luca intuimmo che era l'informatore.
Prima di entrare nell'osteria feci un giro di perlustrazione, il ragazzo era lì ad aspettarci. Dopo aver ordinato da bere uscimmo dall'osteria e ci avviammo oltre la ferrovia dove ci sedemmo.
L'informatore, che era il secondino del carcere, cominciò a descriverci la situazione, le persecuzioni che subivano i prigionieri, le torture quotidiane.
Feci subito domande ben precise e utilizzando come pezzo di carta da appunti, un pacchetto di "serraglio” tirate fuori da De Luca che ne offrì una a testa, feci lo schizzo del carcere, guidato dalle informazioni del nostro collaboratore: segnai cancelli, muri di cinta, il cancello posteriore.
Il carcere "Baldenich" era per quei tempi un carcere moderno, creato con tutti gli accorgimenti, con la rotonda centrale ed i bracci.
Bisognava passare un portone, aprirsi un cancello, poi un secondo quindi un terzo ed infine raggiungere la rotonda che portava ai bracci al piano terra si trovava l'ufficio matricola e le celle d'isolamenti. Domandai anche gli orari dei turni e l'organizzazione interna.
Non demmo la possibilità al secondino di farci domande. Lo salutammo e tornammo nei nostri nascondigli.
Subito dopo il mio arrivo giunse una staffetta avvisandomi che il comandante della "Calvi", il compagno Garbin, voleva parlarmi e mi attendeva giù a Bolzano bellunese. Di santa pazienza scesi nuovamente. Dalla forcella Tanzon, alla casera Bortot, a Bolzano: almeno 2 ore di corsa. Parlai per la prima volta con Garbin.
Discutemmo dei rapporti tra le nostre due formazioni e stabilimmo tra l'altro la linea di demarcazione tra la "Calvi" e la "Pisacane".
Una volta sceso ne approfittai per incontrare Beppi foglio di Sovilla. Con una cartina topografica a portata di mano , decidemmo il punto da raggiungere la sera del 15 giugno, giorno dell'assalto al carcere. Proprio Beppi rilevò il punto, cioè una fattoria abitata nei pressi di Cavarzano denominata casera del "Medone", che distava 500 metri in linea d'aria dal carcere.
Stanchissimo risalii al nascondiglio ai "Ronch" dove vi trovai Clocchianti venuto per una visita d'ispezione.
La sera, quando c'andammo a sdraiare sul fienile adibito a dormitorio, gli accennai dell' incarico ricevuto da De Luca e gli spiegai per sommi capi come intendevo portare a termine l'operazione.
La mattina dopo riunii gli uomini e ne scelsi 25. Mentre sceglievo, Nicolotto (Rizzieri Raveane da Feltre) capì le mie intenzioni e sotto voce mi disse che assolutamente doveva entrare anche lui nel carcere, per liberare il suo amico Banchieri.
Nel frattempo feci partire Masi ed un altro: dovevano requisire dei camion con i serbatoi pieni e collocarli in una stradina che indicai loro sulla carta, nei pressi di Cavarzano o, vicino al carcere.
Incaricai Lino Piazza d'andare con la fidanzata a passeggiare, ad una certa ora, avanti e indietro l'imbocco della stradina che porta al carcere. Doveva osservare tutti i movimenti che c'erano.
Per l'azione dunque mi servivano 25 persone e le scelsi alla presenza di Clocchiatti. Tra questi uomini, 12 dovevano entrare nel carcere ed il resto doveva rimanere fuori di copertura. Quelli che dovevano entrare si dividevano nei quattro partigiani arrestati ed in otto guardie tedesche.
Ammucchiammo tutte le prede vestiarie e d'equipaggiamento naziste che avevamo: ricontammo giacche, pantaloni, scarpe ecc...
Nell'aria c'era molta tensione; i compagni capivano che ci stavamo preparando per qualcosa d'importante, ma non riuscivano a capire di cosa si trattasse.
Dopo un breve discorso fatto da Clocchiatti ed un altro, di cui non rammento le parole, fatto da me, partimmo intonando la "guardia rossa".
Ci portammo alla destra del torrente Ardo per raggiungere la casa di Sovilla e, insieme a Beppi risalimmo il fiume sulla sinistra per andare alla casera del "Medone".
De Luca si fece trovare lì con i viveri necessari per tutti. Ci accampammo nel fienile. I contadini che abitavano la fattoria erano persone tranquille. Solo quando la mattina seguente colui che era di guardia alla finestra scorse il carcere tutti capirono di che si trattava.
Feci vestire Miscia, Tim, Aliosca, Mick, Kassilli, Timoffei, Orlov e il biondo da tedeschi. Questi, dopo pochi minuti, sembravano una perfetta pattuglia nazista dalle divise impeccabili.
Io e De Luca li esaminammo in ogni minimo particolare. Con me tra i prigionieri scelsi Nicolotto, Marat, Ermes.
Attendemmo nella casera fino all'imbrunire e quindi partimmo. Scendemmo per Cavarzano. Attraversammo il paese: i tedeschi in testa e in coda e i prigionieri al centro. Le persone che ci vedevano passare ci guardavano con dispiacere e commiserazione.
Quando arrivammo all'incrocio prima del carcere attendemmo qualche minuto, ma di Lino Piazza nessuna traccia questo era il primo intoppo. Lino doveva riferirci quanto era accaduto in quelle ultime ore se era stata raddoppiata la guardia, insomma su tutto quanto servisse a dare l'idea esatta dl quello che stavamo per affrontare.
Nonostante l'imprevisto, attraversammo l'incrocio ed imboccammo la stradina che porta al piazzale del carcere. Eravamo già stati avvistati dalle sentinelle, le quali avvertirono le guardie del nostro arrivo.
Il drappello in perfetta formazione militare si fermò davanti al portone dove Miscia con decisione bussò nello spioncino dal quale uscì un volto di un carabiniere.
Miscia, in cattivo italiano ordinò d'aprire il portone, ma il maresciallo a sua volta gli chiese i documenti di carcerazione. Miscia non avendoli si giustificò dicendo che i suoi uomini erano stanchi dal rastrellamento.
Si chiuse lo spioncino e si aprì il portone. Una volta entrati, Timoffei , Kassilli e Tim rimasero nel cortile insieme ad altri carabinieri, mentre noi c'avviammo verso l'ufficio matricola.
Entrammo e subito prendemmo posizione io e Nicolotto vicino al telefono e la finestra per mandare un eventuale segnale a coloro che erano nel cortile.
Prima di noi però erano entrati altri prigionieri catturati durante il rastrellamento nel Cadore. Lino Piazza si era nascosto per questo motivo per non destare alcun sospetto nelle guardie.
Il capo delle guardie carcerarie cominciò con il chiedere a Miscia i documenti cercando in tutti i modi di farsi comprendere. 
In verità noi cercavamo di prendere tempo perché aspettavamo che il secondino rientrasse dal giro con le chiavi delle celle.
Miscia era molto nervoso ma questo lo capivamo solo noi, per il capo delle guardie erano segni di un carattere autoritario. Nel momento in cui il capo domandò a tutti se qualcuno parlasse italiano entrò il secondino con le chiavi.
Biondino gli si mise a fianco, lo afferrò per le spalle, nello stesso momento, impugnando una pistola che avevo tenuto nascosto dietro la schiena e puntandola verso il capo dissi che tutti parlavamo italiano.
Nel frattempo Nicolotto aveva staccato i fili del telefono.
Io scostai le tendine per il segnale convenuto ai compagni che aspettavano fuori. Tim, Vassilli e Timoffei avevano spogliato e legato le sentinelle.
Nella rotonda c'era anche il secondino nostro informatore che quando ci vide era così entusiasta che gli brillavano gli occhi.
In possesso delle chiavi incominciammo a fare il giro delle celle dei politici. In un primo momento non ci avevano riconosciuti, ma appena capirono che eravamo partigiani giunti fin li per liberarli fu un gridare dappertutto, un affannarsi nel trovare vestiti e scarpe per uscire da quell'inferno. Il capo delle guardie appena sentì nominare Milo ci condusse subito da lui.
Milo in un primo istante non mi riconobbe, ma quando cominciò a capire cosa succedeva, prese a vestirsi: tanta era l'emozione che dovetti aiutarlo ad infilare i pantaloni.
Liberavamo partigiani e incarceravamo carabinieri, secondini e guardie.
Solo un uomo non ci seguì, costui era l'ingegnere Zasso detenuto con la moglie la quale si unì ai liberati. Radunammo tutti nel cortile prendendo tutto ciò che poteva tornarci utile. 
Un attimo di panico ci prese davanti al portone principale chiuso. In quella confusione reclamai le chiavi. Quel portone sbarrato dava la sensazione di fallimento. Allora con un gesto deciso presi con entrambi le mani i ferri che chiudevano la parte fissa del portino, diedi uno strattone e con una spallata lo spalancai. 
Si accodò a noi un detenuto comune ma non appena me ne accorsi lo allontanai dal gruppo.
Beppi era fuori dal carcere, per portarci fuori dalla città verso le montagne. Durante il tragitto non trovammo nè Masi, nè i camion, quindi dovemmo scappare a piedi.
Le guardie carcerarie dettero l'allarme venti minuti dopo la fuga. Noi con Beppi eravamo già lungo le pendici del monte Serva. Lungo il cammino sistemammo nei nascondigli già stabiliti venti dei prigionieri più stanchi, mentre il resto ci seguì fino su ai "Ronch".