"Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Karl Marx

mercoledì 25 giugno 2014

RIFONDAZIONE COMUNISTA: NASCE IL CIRCOLO INTERCOMUNALE ITRI-GAETA

Il 23 Giugno si è svolto il Congresso straordinario congiunto dei circoli di Rifondazione Comunista di Itri e di Gaeta. I numerosi iscritti intervenuti alla presenza del Segretario Provinciale Maurizio Frattagli hanno ratificato l’unione dei due circoli in un’unica sezione intercomunale comprendente i territori delle due città,  in un momento definito da molti “storico”. Presente anche il Segretario uscente del circolo di Itri Gianluca Ruggieri, al quale è stato unanimemente riconosciuto un ruolo centrale nella riorganizzazione del Partito a Itri, in una fase di transizione delicata e complessa. Alla base della fusione, nata da una richiesta congiunta dei militanti e dei Direttivi dei due circoli, hanno pesato alcuni elementi importanti. Tra questi la collaborazione intensa operata negli ultimi tempi e la presenza di bisogni di classe, quadri politici e problematiche comuni nei due territori, l’esigenza quindi di sviluppare insieme un’azione politica sempre più unitaria, coerente, sinergica ed efficace, in un quadro generale di rinnovato radicamento del Partito in tutto il basso Lazio. L’Assemblea ha inoltre eletto gli organismi dirigenti e di Garanzia del circolo esprimendo un Direttivo formato da 11 compagne e compagni di Itri e di Gaeta. Il Direttivo ha confermato  Benedetto Crocco, Segretario uscente del circolo di Gaeta, nuovo  Segretario politico della sezione intercomunale e ha rieletto Tesoriere il compagno Massimo Cortese, che già in precedenza aveva svolto con impegno la funzione di Commissario del circolo di Itri. Si è inoltre indicata la necessità di ripartire incarichi precisi tra i membri degli organismi dirigenti a partire da tematiche quali lavoro, acqua pubblica e beni comuni, emergenza abitativa, cultura e antifascismo, radicamento tra i giovani. L’Assemblea ha inoltre votato all’unanimità un lungo documento politico che ispirerà l’intervento del circolo intercomunale sul territorio. Una parte centrale del documento, che dà il senso delle scelte compiute e delle linee guida future, recita in riferimento alle due città:
“La presenza degli stessi referenti sociali faciliterà questo compito tra disoccupati, precari e lavoratori stagionali, pensionati e lavoratori dipendenti, tra cui molti pendolari. Questi soggetti in gran parte estromessi da ogni forma di protagonismo politico e di rappresentanza condividono nei due centri problematiche in gran parte comuni, frutto di politiche volte a tutelare spesso gli interessi di ristrette lobby locali. Politiche che tendono a tagliare i servizi pubblici locali, privatizzare beni comuni,  a non investire sul lavoro, a premiare la rendita immobiliare a danno degli inquilini, a far prevalere la logica del profitto sulla tutela dell’ambiente, sulla salute dei cittadini e sulla lotta alla criminalità organizzata. L’estrema collusione del sistema politico con queste scelte, divenute ormai in gran parte trasversali agli schieramenti tradizionali in un ottica sempre più diffusa di larghe intese, ha portato negli ultimi anni ad un allontanamento mai visto prima dalla politica e ad una mancanza diffusa di fiducia nei riguardi dei partiti. L’aumento impressionante dell’astensionismo che ha superato il 50% nei due comuni in occasione delle ultime elezioni europee, ne è la prova. Per contrapporci in modo efficace a queste politiche e accrescere la credibilità del PRC  agli occhi dei propri referenti di classe è necessario che i Comunisti incrementino la loro visibilità e il proprio protagonismo nelle vertenze e nei conflitti sociali, ma soprattutto che difendano con le unghie e con i denti la propria alterità ed autonomia culturale e politica. Solo così sarà possibile ricostruire una forza Comunista all’altezza delle esigenze storiche, anche avvicinando i compagni che attualmente lavorano fuori dal PRC. Questa necessità non è e non deve in alcun modo diventare una tendenza all’isolamento, bensì una rottura di vecchie gabbie ormai superate e nocive, che troppo spesso hanno limitato il nostro intervento ad accordicchi tra gruppi collusi di ceto politico locale. I comunisti devono invece lavorare alacremente, anche nel territorio di Itri e di Gaeta, per ricostruire un Fronte più ampio, coagulato sulla base del minimo comun denominatore dell’anticapitalismo, dell’antiliberismo e di un programma comune di fase. All’interno di questo fronte i comunisti devono essere presenti ma non dissolversi e lottare per l’egemonia.”



Circolo PRC Itri-Gaeta “Mariano Mandolesi”

venerdì 20 giugno 2014

Congresso straordinario

Compagn*,
convoco ufficialmente
il nostro prossimo Congresso di Circolo
per Lunedi 23 Giugno alle ore 18:00.
O.D.G.
1) Fusione dei Circoli di Gaeta e Itri
2) Elezione della Segreteria e del nuovo Direttivo
La data è assai prossima e non molto distante dal nostro scorso Congresso.
Il motivo è innanzitutto di natura burocratica, perché necessario per
sancire una storica fusione fra il nostro Circolo "Mariano Mandolesi" e il Circolo di Itri.
Ma per quanto legato ad un importante atto formale,
devo ribadire che il Congresso è invece anche e soprattutto un importantissimo momento
per la storia del nostro Circolo, e da esso usciranno anche il segretario e il nuovo direttivo, che comprenderà pure compagni di Itri presenti al congresso,
nonché la nostra linea politica per il futuro.
E' IMPORTANTE quindi la presenza del maggior numero di Compagn* possibili.
Sarebbe un dovere per tutt* esserci.
In questa occasione potrà pure tesserarsi per questo anno chi non l'ha ancora fatto.



Il Segretario
del Circolo PRC "Mariano Mandolesi"
Benedetto Crocco

sabato 14 giugno 2014

Il PRC Gaeta contro Mitrano e Acqualatina.

Il 19 Giugno in piazza a fianco dei comitati di lotta.

Non bastava l’aumento incontrollato delle tasse in arrivo con l’Imposta Unica Comunale (IMU, TASI,TARI) attraverso la già annunciata applicazione di aliquote alte e senza alcun criterio di progressività in base al reddito o esenzione per le fasce più deboli. Anche per l’ennesimo aumento stratosferico della bolletta dell’acqua dovremmo dire ancora una volta grazie al Sindaco Mitrano. Il 23 Giugno si terrà l’assemblea dei comuni dell’ATO4 e in quest’occasione i primi cittadini e i loro delegati saranno chiamati ad esprimersi sugli ulteriori aumenti proposti da Acqualatina, che serviranno a ripianare i 38,5 milioni di debiti e insolvenze della società attraverso una tariffa extra, spalmata tra il 2014 e il 2018. Tra questi figurano i mancati pagamenti dei canoni ai consorzi di Bonifica. Tale disavanzo impressionante è stato raggiunto malgrado i tanti favori già resi dai Sindaci ad Acqualatina, come l’esenzione dal pagamento delle penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi posti e degli investimenti spettanti, o dei canoni concessori ai comuni dell’ambito, tutti sostenuti dalla Giunta Mitrano. Il fatto che il numero dei comuni a sostegno di Acqualatina diminuisca vistosamente rende ancor più odiosa l’incrollabile fedeltà della destra gaetana alla creatura orrenda di Fazzone e Cusani e la noncuranza di quest’Amministrazione verso gli interessi dei cittadini. Anche alla luce delle posizioni assunte dai comuni limitrofi sarebbe addirittura possibile scindere il contratto con la società a causa delle sue gravi inadempienze e tornare ad una gestione pubblica dell’acqua nel comprensorio, come chiesto dai cittadini nell’ultimo referendum, ma questa strada è resa impraticabile proprio dallo stretto legame che unisce la Giunta Mitrano al comitato d’interessi vicino ad Acqualatina. Una situazione tanto grave da aver convinto già molti cittadini ad aderire alla campagna di “obbedienza civile”, consistente nel boicottaggio delle bollette fino a quando non verrà rispettato l’esito referendario. Sono queste le ragioni che spingono il circolo di Rifondazione Comunista “Mariano Mandolesi” ad aderire alla manifestazione indetta dai comitati di lotta locali il 19 Giugno di fronte al comune di Gaeta, per bloccare gli ulteriori e ingiustificati aumenti in bolletta e ritornare ad una gestione pubblica e trasparente dell’acqua.

Circolo PRC “Mariano Mandolesi”- Gaeta

sabato 7 giugno 2014

L'emergenza abitativa non rientra nelle priorità dell'amministrazione Mitrano.

La dennuncia del Comitato degli inquilini per il diritto alla casa di Gaeta.

 
 
Anche quest'anno con la stagione turistica ormai alle porte, riemerge in tutta la sua drammaticità il problema abitativo a Gaeta. Anno dopo anno sono sempre più le abitazioni che rimangono sfitte sia per i prezzi degli affitti esorbitanti, sia per il costo sempre più elevato di alcuni servizi come l'abbonamento parcheggi, il noleggio di attrezzature balneari sia per la mancanza di un trasporto pubblico all'altezza di una cittadina a vocazione turistica come la nostra. Il Comitato degli inquilini per il diritto all'abitare reputa paradossale il fatto che oltre all'aumento di abitazioni sfitte, aumenti anche il numero di famiglie in lista di attesa per una casa popolare. Le politiche di austerità  messe in atto dal governo centrale negli ultimi tre anni stanno dando i loro effetti anche nel nostro territorio dove il prezzo altissimo degli affitti contribuisce non di poco ad aumentare le difficoltà per chi già non riesce ad arrivare alla fine mese. Tutto mentre il cosiddetto “decreto casa” varato dal governo Renzi sferra un colpo repressivo durissimo contro i movimenti per il diritto abitativo attraverso misure poliziesche nei confronti degli attivisti e restrizioni dei diritti verso chi partecipa alle iniziative di lotta. L'amministrazione comunale a fine inverno ha più volte sbandierato ai quattro venti con sontuosi comunicati l'applicazione di un canone d'affitto calmierato come richiesto più volte in questi anni dal Comitato. Di durata triennale, l'affitto concordato avrebbe il vantaggio di permettere al Comune di fare da intermediario tra le due parti per quanto riguarda il canone di affitto e le altre condizioni contrattuali che verrebbero decise in base ad una serie di caratteristiche (tipologia dell'alloggio, stato manutentivo, pertinenze, dotazione di impianti e servizi) rapportate alla zona di ubicazione dell'immobile. Sbalordisce che il Comitato non sia stato convocato al tavolo di concertazione attivato dalla Giunta per definire le modalità di tale canone, malgrado la richiesta rivolta al Sindaco attraverso comunicato stampa e lettera depositata presso il Comune. Un canone concordato tra chi? Verrebbe da chiedersi, visto che l’unica Associazione di inquilini presente sul territorio non è stata interpellata? Le premesse purtroppo non lasciano ben sperare. Resta il fatto che dall'epoca delle dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore De Simone sono ormai passati mesi e parecchi consigli comunali si sono succeduti senza che il punto venisse mai posto all'ordine del giorno, ritrovandoci ancora una volta con l'estate alle porte e moltissimi sfratti avvenuti perchè i proprietari di casa gaetani sono soliti affittare solo per periodi invernali da Ottobre a Maggio, e mensilmente nei mesi d'alta stagione.
Alla luce di tutto ciò ci sembra ancor più paradossale apprendere che l'attuale Amministrazione starebbe per dare in affidamento diretto, senza il rispetto dell'apposito regolamento comunale, un immobile confiscato alla criminalità organizzata in località “Canali”, più volte indicato dal Comitato come possibile alloggio comunale, ad una cooperativa che ne ha chiesto l’utilizzo per attività di pulizia e riqualifica al fine di realizzare un campo antimafia, iniziativa per la quale l’Amministrazione comunale metterà a disposizione addirittura 20mila euro. Cifra che invece sarebbe stata più utile nel completamento dei lavori dei due appartamenti siti in via Amalfi, che a detta dell'assessore Leccese sarebbero serviti come alloggi comunali per casi di emergenza abitativa come quello delle famiglie di Palazzo Tosti, poi sfrattate da questa Amministrazione e rimaste in gran parte per strada malgrado le promesse. Secondo noi le mafie andrebbero combattute nei fatti attraverso l'istituzione, anch'essa più volte promessa ma mai realizzata, dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata, con l’istituzione di un ente di controllo esterno sui traffici portuali, con una gestione degli appalti più trasparente e con iniziative concrete come la creazione di un’azienda multiservizi pubblica e non certamente regalando 20mila euro ad una cooperativa nata dalle ceneri del presidio “Libera” di Gaeta, spaccatosi proprio a causa di controversie con questa sua componente (oggi Cooperativa Programma 101) data vicino ad una fazione del PD locale e che non disdegnava partecipare alle iniziative dell'Amministrazione di centrodestra gaetana targata Fondi.
Il Comitato degli inquilini per il diritto all'abitare di Gaeta chiede pertanto che la questione abitativa venga messa al primo posto come priorità di questa Amministrazione. Chiediamo che l’Amministrazione investa il danaro pubblico nell’acquisto e nella riqualificazione a scopo abitativo dell’immenso patrimonio demaniale, invece di sperperare milioni di Euro in interventi di arredo urbano il più delle volte inutili o inopportuni. Chiediamo che il canone calmierato venga immediatamente discusso con gli inquilini e posto come punto all'ordine del giorno già dal prossimo Consiglio comunale. Chiediamo che vengano portati a compimento i lavori per i due alloggi a destinazione abitativa di via Amalfi, e che i ben 22 immobili sequestrati alla criminalità organizzata, per i quali Gaeta vanta il secondo posto nel Lazio dopo Roma come numero di confische, vengano anch'essi destinati ad uso abitativo per le sempre più numerose famiglie che ne hanno bisogno. Ci indigna che invece vengano usati come scambio di favori agli amici degli amici che compongono l'attuale Consiglio comunale, ormai sempre più simile alle larghe intese tra PD e PDL che si sono consolidate negli ultimi tre governi nazionali.
Ricordiamo infine che lo sportello del Comitato sarà aperto come sempre, per ogni assistenza legale e informativa, il Giovedì pomeriggio dalle 17:00 alle 19:00 presso la sede di Via Indipendenza 262.

Comitato degli inquilini per il diritto alla casa-Gaeta

giovedì 5 giugno 2014

OPERAZIONE BALDENICH



Domenica 15 Giugno a Belluno si terrà una manifestazione in ricordo dell'Operazione Baldenich.
L'Operazione Baldenich nota anche come Beffa di Baldenich, è il blitz portato a termine con successo da 12 partigiani nel giugno del ’44. Travestiti da soldati tedeschi entrano nel carcere e liberano 70 prigionieri politici senza sparare un colpo. I dettagli dell’operazione sono stati raccontati da uno dei protagonisti, “Carlo” il Comandante della Piazza di Belluno durante la guerra di liberazione. Ovvero il nostro concittadino Mariano Mandolesi nato a Gaeta il 9 settembre del 1920 ed insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Belluno con cerimonia del 12 aprile 1976. Il 28 Aprile 1945 Mandolesi ripeterà con successo il blitz, beffando per la seconda volta i tedeschi.
Ma dall'amministrazione gaetana nessun riconoscimento per il comandante "Carlo", nemmeno in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Gaeta dal nazifascismo quando ha preferito festeggiare il "giorno della libertà", una rievocazione storica dell'ingresso delle truppe alleate a Gaeta il 19 Maggio del 1944, non sprecando nemmeno una parola in ricordo delle gesta del nostro concittadino che contribuì insieme a tutti i partigiani alla lotta di Liberazione, occupando su più fronti l'esercito italo-tedesco, facilitando così lo sbarco degli alleati nel Sud della penisola. Il revisionismo storico di questa amministrazione ha raggiunto il culmine con la parata dei marines della base USA ( scotto che il nostro paese e in particolare Gaeta sta scontando da oltre 70 anni come sanzione di guerra mascherata da piano di aiuti umanitari ), che nulla hanno a che vedere con le truppe alleate del secondo conflitto mondiale. Infatti i soldati americani imbarcati sulla Mount Withney, nave ammiraglia della VI flotta, vera e propria cabina di regia in grado di teleguidare gli interventi combinati di forze aeree, missili, e della potente artiglieria delle altre navi in zona, hanno contribuito alla distruzione della Libia appoggiando l'ascesa del fondamentalismo nero di Al Quaeda, e oggi difendono il ritorno del nazismo in Europa nelle acque del Mar Nero, violando i trattati internazionali e contribuendo indirettamente alle stragi, di cui ci giunge soltanto un eco distorta, perpetuate tuttora in Ucraina. 
Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista vuole così ricordare le gesta dell'eroe a cui è dedicata la sezione locale riportando la cronaca del blitz tratta dalle sue memorie.

Dalle "Memorie di Mariano Mandolesi"



La mattina del 12 giugno 1944, venne su alla casera dei "Ronch" una staffetta, mandata per me da De Luca che mi attendeva a Bolzano bellunese.
Scesi immediatamente ad incontrarlo. Mi disse che il Comando della Brigata "Pisacane" aveva pensato di dare a noi della divisione Nino Nennetti di andare nel carcere di Belluno "Baldenich" a liberare i compagni detenuti, compagni che quotidianamente subivano torture di ogni genere. Nel frattempo, lo stesso De Luca aveva fissato un appuntamento con un informatore che ci poteva dare importanti informazioni sulla struttura del carcere e sulla sua organizzazione interna. 
Subito dopo il colloquio, ritornai alla casera dei "Ronch". Giunto al primo posto di blocco mi avvisarono di tornare nuovamente a Bolzano bellunese, dove mi attendevano due del comando militare provinciale: Gino Bortolon ed Aldo Praloran. Di fretta e furia ripercorsi lo stesso tragitto già fatto di prima mattina. Incontrai i due del comando militare: mi dissero che, in base ad alcune loro informazioni, Milo (Francesco Pesce) comandante del comando militare provinciale di Belluno, doveva essere trasferito entro breve a Trento per essere fucilato. La loro idea era quella di tentare di liberarlo lungo il tragitto da Belluno a Trento, creando dei posti di blocco lungo le strade e agendo nel momento in cui fosse passata la macchina con a bordo Milo. 
Risposi prospettando loro che, arrivati a quel punto, era forse meglio agire direttamente nel carcere, ma loro mi dissero che era troppo pericoloso. La loro paura e quella di tutto il CLN provinciale era quella di possibili rappresaglie contro la popolazione.
Ricordai loro il fatto che oltre ad esserci Milo, in carcere c'erano tanti altri compagni partigiani (Eliseo Dal Pont, Doriguzzie e Banchieri tra gli altri) che ogni giorno rischiavano una morte atroce.
Alla fine del colloquio dissi loro che avrei piazzato alcuni uomini lungo le strade e raccomandai di avvertirmi quando il trasporto di Milo era imminente. In cambio di questa operazione, chiesi loro 200 coperte e del pane biscotto per venerdi mattina nel rifugio di Pian Cajada.
Ci salutammo e nuovamente mi avviai alla casera dei "Ronch". 
Durante il tragitto abbozzai una sorta di piano, il quale doveva risultare perfetto, visto che in gioco c'era la mia vita e quella degli altri compagni. 
Il giorno seguente, martedì 13 giugno, scesi a Bolzano bellunese dove avevo appuntamento con De Luca per incontrare l'informatore. In bicicletta ci avviammo verso Feltre.
Dovevamo raggiungere una trattoria, nei cui paraggi dovevamo incontrare questa persona a noi sconosciuta. Come segno di riconoscimento costui doveva portare una margherita all'occhiello.
Mentre si andava verso la trattoria sulla strada ci sorpassò un giovane sportivo su una bella bicicletta. Dopo che ci aveva superato di 50 metri, si fermò a raccogliere una margherita. Io e De Luca intuimmo che era l'informatore.
Prima di entrare nell'osteria feci un giro di perlustrazione, il ragazzo era lì ad aspettarci. Dopo aver ordinato da bere uscimmo dall'osteria e ci avviammo oltre la ferrovia dove ci sedemmo.
L'informatore, che era il secondino del carcere, cominciò a descriverci la situazione, le persecuzioni che subivano i prigionieri, le torture quotidiane.
Feci subito domande ben precise e utilizzando come pezzo di carta da appunti, un pacchetto di "serraglio” tirate fuori da De Luca che ne offrì una a testa, feci lo schizzo del carcere, guidato dalle informazioni del nostro collaboratore: segnai cancelli, muri di cinta, il cancello posteriore.
Il carcere "Baldenich" era per quei tempi un carcere moderno, creato con tutti gli accorgimenti, con la rotonda centrale ed i bracci.
Bisognava passare un portone, aprirsi un cancello, poi un secondo quindi un terzo ed infine raggiungere la rotonda che portava ai bracci al piano terra si trovava l'ufficio matricola e le celle d'isolamenti. Domandai anche gli orari dei turni e l'organizzazione interna.
Non demmo la possibilità al secondino di farci domande. Lo salutammo e tornammo nei nostri nascondigli.
Subito dopo il mio arrivo giunse una staffetta avvisandomi che il comandante della "Calvi", il compagno Garbin, voleva parlarmi e mi attendeva giù a Bolzano bellunese. Di santa pazienza scesi nuovamente. Dalla forcella Tanzon, alla casera Bortot, a Bolzano: almeno 2 ore di corsa. Parlai per la prima volta con Garbin.
Discutemmo dei rapporti tra le nostre due formazioni e stabilimmo tra l'altro la linea di demarcazione tra la "Calvi" e la "Pisacane".
Una volta sceso ne approfittai per incontrare Beppi foglio di Sovilla. Con una cartina topografica a portata di mano , decidemmo il punto da raggiungere la sera del 15 giugno, giorno dell'assalto al carcere. Proprio Beppi rilevò il punto, cioè una fattoria abitata nei pressi di Cavarzano denominata casera del "Medone", che distava 500 metri in linea d'aria dal carcere.
Stanchissimo risalii al nascondiglio ai "Ronch" dove vi trovai Clocchianti venuto per una visita d'ispezione.
La sera, quando c'andammo a sdraiare sul fienile adibito a dormitorio, gli accennai dell' incarico ricevuto da De Luca e gli spiegai per sommi capi come intendevo portare a termine l'operazione.
La mattina dopo riunii gli uomini e ne scelsi 25. Mentre sceglievo, Nicolotto (Rizzieri Raveane da Feltre) capì le mie intenzioni e sotto voce mi disse che assolutamente doveva entrare anche lui nel carcere, per liberare il suo amico Banchieri.
Nel frattempo feci partire Masi ed un altro: dovevano requisire dei camion con i serbatoi pieni e collocarli in una stradina che indicai loro sulla carta, nei pressi di Cavarzano o, vicino al carcere.
Incaricai Lino Piazza d'andare con la fidanzata a passeggiare, ad una certa ora, avanti e indietro l'imbocco della stradina che porta al carcere. Doveva osservare tutti i movimenti che c'erano.
Per l'azione dunque mi servivano 25 persone e le scelsi alla presenza di Clocchiatti. Tra questi uomini, 12 dovevano entrare nel carcere ed il resto doveva rimanere fuori di copertura. Quelli che dovevano entrare si dividevano nei quattro partigiani arrestati ed in otto guardie tedesche.
Ammucchiammo tutte le prede vestiarie e d'equipaggiamento naziste che avevamo: ricontammo giacche, pantaloni, scarpe ecc...
Nell'aria c'era molta tensione; i compagni capivano che ci stavamo preparando per qualcosa d'importante, ma non riuscivano a capire di cosa si trattasse.
Dopo un breve discorso fatto da Clocchiatti ed un altro, di cui non rammento le parole, fatto da me, partimmo intonando la "guardia rossa".
Ci portammo alla destra del torrente Ardo per raggiungere la casa di Sovilla e, insieme a Beppi risalimmo il fiume sulla sinistra per andare alla casera del "Medone".
De Luca si fece trovare lì con i viveri necessari per tutti. Ci accampammo nel fienile. I contadini che abitavano la fattoria erano persone tranquille. Solo quando la mattina seguente colui che era di guardia alla finestra scorse il carcere tutti capirono di che si trattava.
Feci vestire Miscia, Tim, Aliosca, Mick, Kassilli, Timoffei, Orlov e il biondo da tedeschi. Questi, dopo pochi minuti, sembravano una perfetta pattuglia nazista dalle divise impeccabili.
Io e De Luca li esaminammo in ogni minimo particolare. Con me tra i prigionieri scelsi Nicolotto, Marat, Ermes.
Attendemmo nella casera fino all'imbrunire e quindi partimmo. Scendemmo per Cavarzano. Attraversammo il paese: i tedeschi in testa e in coda e i prigionieri al centro. Le persone che ci vedevano passare ci guardavano con dispiacere e commiserazione.
Quando arrivammo all'incrocio prima del carcere attendemmo qualche minuto, ma di Lino Piazza nessuna traccia questo era il primo intoppo. Lino doveva riferirci quanto era accaduto in quelle ultime ore se era stata raddoppiata la guardia, insomma su tutto quanto servisse a dare l'idea esatta dl quello che stavamo per affrontare.
Nonostante l'imprevisto, attraversammo l'incrocio ed imboccammo la stradina che porta al piazzale del carcere. Eravamo già stati avvistati dalle sentinelle, le quali avvertirono le guardie del nostro arrivo.
Il drappello in perfetta formazione militare si fermò davanti al portone dove Miscia con decisione bussò nello spioncino dal quale uscì un volto di un carabiniere.
Miscia, in cattivo italiano ordinò d'aprire il portone, ma il maresciallo a sua volta gli chiese i documenti di carcerazione. Miscia non avendoli si giustificò dicendo che i suoi uomini erano stanchi dal rastrellamento.
Si chiuse lo spioncino e si aprì il portone. Una volta entrati, Timoffei , Kassilli e Tim rimasero nel cortile insieme ad altri carabinieri, mentre noi c'avviammo verso l'ufficio matricola.
Entrammo e subito prendemmo posizione io e Nicolotto vicino al telefono e la finestra per mandare un eventuale segnale a coloro che erano nel cortile.
Prima di noi però erano entrati altri prigionieri catturati durante il rastrellamento nel Cadore. Lino Piazza si era nascosto per questo motivo per non destare alcun sospetto nelle guardie.
Il capo delle guardie carcerarie cominciò con il chiedere a Miscia i documenti cercando in tutti i modi di farsi comprendere. 
In verità noi cercavamo di prendere tempo perché aspettavamo che il secondino rientrasse dal giro con le chiavi delle celle.
Miscia era molto nervoso ma questo lo capivamo solo noi, per il capo delle guardie erano segni di un carattere autoritario. Nel momento in cui il capo domandò a tutti se qualcuno parlasse italiano entrò il secondino con le chiavi.
Biondino gli si mise a fianco, lo afferrò per le spalle, nello stesso momento, impugnando una pistola che avevo tenuto nascosto dietro la schiena e puntandola verso il capo dissi che tutti parlavamo italiano.
Nel frattempo Nicolotto aveva staccato i fili del telefono.
Io scostai le tendine per il segnale convenuto ai compagni che aspettavano fuori. Tim, Vassilli e Timoffei avevano spogliato e legato le sentinelle.
Nella rotonda c'era anche il secondino nostro informatore che quando ci vide era così entusiasta che gli brillavano gli occhi.
In possesso delle chiavi incominciammo a fare il giro delle celle dei politici. In un primo momento non ci avevano riconosciuti, ma appena capirono che eravamo partigiani giunti fin li per liberarli fu un gridare dappertutto, un affannarsi nel trovare vestiti e scarpe per uscire da quell'inferno. Il capo delle guardie appena sentì nominare Milo ci condusse subito da lui.
Milo in un primo istante non mi riconobbe, ma quando cominciò a capire cosa succedeva, prese a vestirsi: tanta era l'emozione che dovetti aiutarlo ad infilare i pantaloni.
Liberavamo partigiani e incarceravamo carabinieri, secondini e guardie.
Solo un uomo non ci seguì, costui era l'ingegnere Zasso detenuto con la moglie la quale si unì ai liberati. Radunammo tutti nel cortile prendendo tutto ciò che poteva tornarci utile. 
Un attimo di panico ci prese davanti al portone principale chiuso. In quella confusione reclamai le chiavi. Quel portone sbarrato dava la sensazione di fallimento. Allora con un gesto deciso presi con entrambi le mani i ferri che chiudevano la parte fissa del portino, diedi uno strattone e con una spallata lo spalancai. 
Si accodò a noi un detenuto comune ma non appena me ne accorsi lo allontanai dal gruppo.
Beppi era fuori dal carcere, per portarci fuori dalla città verso le montagne. Durante il tragitto non trovammo nè Masi, nè i camion, quindi dovemmo scappare a piedi.
Le guardie carcerarie dettero l'allarme venti minuti dopo la fuga. Noi con Beppi eravamo già lungo le pendici del monte Serva. Lungo il cammino sistemammo nei nascondigli già stabiliti venti dei prigionieri più stanchi, mentre il resto ci seguì fino su ai "Ronch".