"Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Karl Marx

venerdì 27 settembre 2013

Le mobilitazioni di ottobre


I media lanciano allarmi sul ritorno degli spaccavetrine, il Prefetto di Roma si preoccupa di rinviare la partita per poter disporre di maggiori forze di dissuasione e nell’aria si diffonde la preoccupazione di una calata di lanzichenecchi sulla capitale in occasione delle giornate del 18 e del 19 ottobre. Noi vorremmo provare a chiarire, per chi lo vuol intendere, il senso delle giornate di mobilitazione a Roma che si stanno preparando in decine di città italiane.
C’è innanzitutto da sottolineare l’inedita connessione tra uno sciopero generale indetto dall’intero quadro unitario del sindacalismo di base per la giornata del 18 e la manifestazione per la casa e il reddito del giorno dopo. Una relazione non casuale ma voluta e costruita a partire da un punto focale di connessione tra le due manifestazioni: la lotta comune alle sempre più pesanti diseguaglianze sociali che si sono prodotte nel nostro paese e quindi per una radicale redistribuzione delle ricchezze. Il cuore della connessione è il salario, nella sua doppia configurazione di salario diretto, cioè la busta paga, e salario indiretto, ovvero quell’insieme di servizi e condizioni generali che garantiscono la vita di ogni cittadino/lavoratore, di cui la questione abitativa è oggi un aspetto centrale.
Il primo versante della questione salariale è quello più tipicamente sindacale perché attiene all’insieme delle condizioni di lavoro. È il tema della precarietà, oggi sancita in modo tassativo come condizione normale di lavoro attraverso la massiccia estensione dell’uso del tempo determinato (anche grazie alle vergognose “sperimentazioni” dell’Expo di Milano). È il tema dei salari ben sotto i mille euro o dei milioni di pensionati al minimo. È il tema del non rinnovo dei contratti. È il tema del finanziamento della cassa integrazione. Ed è il tema tornato di grandissima attualità del rilancio di un piano straordinario per l’occupazione, che deve essere gestito secondo noi dalla mano pubblica e finalizzato ad opere di interesse sociale.
Il secondo versante della questione salariale è invece quello del salario indiretto, e attiene al modo in cui si stanno riconfigurando il sistema dei servizi, la vita urbana ed il rapporto con l’ambiente. E in questo secondo versante il tema degli alloggi è oggi una grande priorità in Italia. Siamo da tempo il fanalino di coda in Europa per quantità di alloggi popolari sull’insieme del patrimonio immobiliare nazionale (il 4% in Italia rispetto al 40% della Francia, il 47% dell’Olanda, il 57% della Germania) mentre siamo tra i primi per rialzo degli affitti e quantità degli sfratti, in gran parte per morosità. La casa costituisce oggi, insieme al taglio ed alla privatizzazione dei servizi, una forma di sottrazione di reddito a milioni di famiglie. L’altra faccia dell’impoverimento diffuso di settori popolari e di larghe fette di ceto medio.
Le due facce della questione salariale, messe insieme in due manifestazioni contigue e sorelle, esprimono la condizione reale di milioni di lavoratori. Ad esse si risponde in una forma completamente diversa rispetto a quella che sta realizzando il governo Letta. Occorre rompere con la spirale dell’austerity, la depressione dei consumi e la conseguente deindustrializzazione del paese ed aprire una grande vertenza nazionale sul salario ed il reddito. Al centro c’è la necessità di una inversione di rotta della politica economica ed una rottura dei vincoli con l’Europa.
Attorno a questa grande questione sociale si stanno saldando anche le tante vertenze locali che in questi anni sono cresciute intorno alla difesa del suolo e dell’ambiente ed in favore del diritto delle popolazioni a poter decidere del proprio ambiente di vita. A cominciare dalla emblematica battaglia dei valsusini che è ormai diventata una grande vertenza in difesa del territorio e per la democrazia. Questa saldatura non è il frutto della semplice necessità di unire le forze ma il prodotto di una idea comune di società e di come affrontare la crisi.
La messa in sicurezza del territorio, il rimboschimento, la tutela de mare, lo sviluppo della filiera agroalimentare a km zero, la ristrutturazione del patrimonio edilizio scolastico, l’utilizzo di quello abitativo sfitto o abbandonato, l’esaltazione del nostro inestimabile patrimonio artistico, il rilancio della ricerca pubblica, del trasporto pubblico, della sanità pubblica sono alcuni dei terreni fondamentali sui quali rimettere in moto l’economia del paese. Ma a farlo devono essere non gli appetiti speculativi privati che in questi anni hanno devastato il territorio, si sono impossessati di settori strategici dell’economia ed hanno lucrato sui bisogni vitali della popolazione. Non un piano di grandi opere dannose o di grandi eventi che succhiano risorse locali, promuovono solo lavoro precario e lasciano in eredità edifici ed impianti abbandonati al degrado.
Le mobilitazioni di ottobre costituiscono la riproposizione di una grande ed urgente questione sociale ma sono anche piene di risposte, elaborate dal basso, di come affrontarla e risolverla. Ad esse finora si sta rispondendo in modo autistico. Si finge di non sapere che esse sono portatrici di contenuti e rivendicazioni precise e le si descrive come un pericolo. Un modo classico, che sa di regime, per evitare di affrontare i problemi.
Queste mobilitazioni pongono pertanto anche un altro grande tema, forse ancora più serio dei precedenti e ad essi strettamente collegato, quello della democrazia.
Democrazia sui posti di lavoro, violentemente negata dal recente accordo tra sindacati concertativi e Confindustria per assicurarsi il monopolio della rappresentanza ed impedire ai lavoratori di scioperare ed esprimere il loro dissenso. Democrazia nella gestione delle città e del territorio, dove ai cittadini viene sistematicamente impedito di esercitare il proprio sacrosanto diritto a decidere sul destino della propria terra e l’uso e la distribuzione delle risorse. Democrazia in un paese che ha perduto la propria sovranità ed è costretto ad ingoiare i diktat di un’Europa dove a decidere sono i vertici delle banche e la cancelleria tedesca.
Questione salariale, questione sociale e democrazia: ecco la piattaforma generale delle mobilitazioni di ottobre. C’è in questa piattaforma la difesa della Costituzione?, qualcuno ci chiede. C’è se per Costituzione intendiamo i principi mai attuati che sono l’ossatura ideale della carta del ’47. Molto meno se pensiamo alle recenti modifiche che ne hanno snaturato buona parte dell’ispirazione originaria.
E c’è infine un obiettivo politico a fare da cornice alle giornate di ottobre. Costruire un vasto e articolato fronte di lotta che sappia far crescere un tessuto organizzato e duraturo. La lotta che abbiamo di fronte è lunga e difficile, impensabile affrontarla in ordine sparso. Coordinare gli sforzi per far crescere un grande movimento radicale e indipendente, diffuso nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle città è il nostro progetto: il 18 e il 19 ottobre possono rappresentare le date d’inizio di questa sfida.

                                                                                                                           http://www.usb.it

martedì 17 settembre 2013

Autoconvocati / Gruppo di lavoro per Rifondazione

Commissione congressuale: di "straordinario" c'è solo la presa in giro per i compagni/e!

Sabato scorso si è riunita la commissione. Ovviamente non è stato pubblicato nulla.
Ci risulta assente Falcemartello, che ha deciso di presentare il documento.
I ferreriani tengono infatti aperta la possibilità di presentare doc. contrapposti.
La loro idea è che i documenti siano a tesi o emendabili, ma senza rappresentanza. In sostanza bloccati!

Così avremmo in un solo congresso il peggio delle due cose!
Prima dovremmo dividerci tra documenti, poi solo alcuni potrebbero votare delle tesi (su cui magari anche altri sono d'accordo) che non avrebbero rappresentanti!
Sarebbe poi qualcuno a stabilire una certa percentuale di delegati per le tesi.
Ma quale democrazia è questa? Quale diritto ha questo gruppo dirigente per dettare regole?
Sappiamo bene che il giochino (già visto) serve a loro per avere una platea non troppo critica, e in sostanza riconfermarsi.

Ci è stato proposto di rinunciare alle tesi in cambio di un abbassamento dei numeri per presentare il documento. Abbiamo rifiutato: la nostra battaglia è per il congresso a tesi. Non mercanteggiamo alle spalle dei compagni/e.

Questo congresso deve unire e rinnovare a fondo il partito dopo 5 anni di sconfitte, delusioni e divisioni.
Solo noi possiamo imporre che sia così: noi siamo il partito e noi dobbiamo decidere.

Firmiamo l'appello e il 22 tutti al CPN.

lunedì 16 settembre 2013

NUMERI VINCENTI LOTTERIA POPOLARE FESTA DI LIBERAZIONE 2013


1- Cesto di prodotti tipici offerto da  “I Tesori del Gusto” n° 052

2- Cena per due offerta dalla “ex Macelleria Ciccone”
n° 0747

3- Minicrociera per due nel Golfo di Gaeta offerta da “Kilroy”  n° 0633

4- Pernottamento per due presso il BeB 1400 n° 0559

5- Prodotti di cartoleria offerti dal “La Scolastica”
n° 0636

6- Taglio di Capelli uomo/Donna offerto da “Maurart” n° 0954

7- DVD: Documentario a Cura di Fulvio Grimaldi
n° 0564

8- Due Litri Olio d'Oliva n° 0437

9- Un Kg di Caffè n° 0190

10- Una Stampa di Gaeta con Cornice n° 0213

Per riscuotere i premi rivolgersi al Numero: 3477174907

martedì 10 settembre 2013

GAETA: LUNEDI’ NERO PER IL DIRITTO ABITATIVO.


CROLLA UN SOLAIO DEL MAZZAMARIELLO, SGOMBERATO PALAZZO TOSTI



Lunedì 9 settembre è stata una giornata nera per il diritto alla casa nella città di Gaeta. Per ironia della sorte due gravi e lunghe vicende hanno trovato un brutto epilogo proprio nelle stesse ore: La vertenza di palazzo Tosti e la lotta per la ristrutturazione delle case popolari del Mazzamariello. Non è un caso invece che in entrambe le vicende emergano in modo emblematico l’incapacità della Giunta Mitrano, il cinismo e la demagogia mostrate da quest’Amministrazione nel promettere senza mantenere, la totale insensibilità verso i bisogni sociali dei più deboli e i propri diritti. Altro che Social Card! Il 9 settembre era il temine previsto per lo sgombero di Palazzo Tosti, causato da una procedura avviata dalla stessa Amministrazione incurante o inconsapevole delle pesanti conseguenze del proprio operato. Entro questa data l’Assessore Cristian Leccese si era impegnato per iscritto a trovare altra sistemazione per le famiglie disagiate che abitavano lo stabile in un accordo siglato con il Demanio il 26 Giugno, promettendo che già dal 20/07 il problema avrebbe trovato soluzione. Di fronte alle rimostranze degli inquilini e del nostro Comitato che lamentavano il mancato rispetto delle tempistiche annunciate, l’Assessore aveva minimizzato la gravità della situazione prevedendo al massimo un’ulteriore piccola proroga dello sgombero. Le cose non sono andate così, tanto che quando le forze dell’ordine hanno intimato agli inquilini increduli di uscire dall’edificio in pochi minuti per scongiurare uno sgombero forzoso, è emerso chiaramente come non solo l’Assessore fosse stato incapace di mantenere quanto promesso, ma non avesse neanche in mente un piano B per evitare che i malcapitati finissero in strada nella peggiore delle ipotesi. Solo a seguito di una lunga mediazione e della dura protesta degli inquilini si trovava in extremis una sistemazione per una delle tre famiglie con malato grave a carico, proponendo alle altre l’alternativa del dormitorio della Caritas fino alla disponibilità dei due ormai fantomatici alloggi in via di ristrutturazione, destinati a casi di emergenza abitativa. Una delle famiglie al fine è stata obbligata ad uscire mentre l’altra ha respinto l’ultimatum, ormai resa incredula dalle troppe promesse. Al momento in cui scriviamo la famiglia si trova ancora all’interno dello stabile, con il rischio di sgombero coatto annunciato per Venerdì 13. A loro indirizziamo tutta la nostra solidarietà. Contemporaneamente al grave accaduto crollava il tetto di un appartamento del Mazzamariello. Un disastro annunciato che solo per miracolo non ha mietuto vittime. Alle promesse solenni di ristrutturazione fatte in campagna elettorale da Mitrano e dai suoi erano seguiti i primi crolli di cornicioni pericolanti avvenuti molti mesi fa. Subito erano sopraggiunte nuove promesse di interventi tempestivi, fino alle ultime roboanti dichiarazioni dell’incauto Assessore Leccese. Molti lo ricorderanno in occasione della manifestazione per la casa svoltasi il 9 Maggio davanti al Comune annunciare pubblicamente lo stanziamento di 150 mila euro per salvare il Mazzamariello entro il mese di Luglio. Chiedere le dimissioni dell’Assessore sarebbe inutile, purtroppo sappiamo che non arriverebbero. Che valore avessero le sue parole come le altre pronunziate dai nostri amministratori è ora sotto gli occhi di tutti. Il Re ormai è nudo e forse in futuro qualcuno farebbe meglio a parlare di meno.  

Comitato degli Inquilini per il Diritto alla Casa

martedì 3 settembre 2013

CRISI SIRIANA: IL PRC DENUNCIA I RISCHI PER GAETA E PER IL GOLFO

La commemorazione in presenza delle autortà militari americane è uno schiaffo per la città. Rifondazione Comunista chiama in causa Sindaco e Prefetto.

Le minacce sempre più concrete di attacco imminente alla Siria pongono interrogativi gravi e urgenti riguardanti la sicurezza dei cittadini di Gaeta e del golfo. La presenza della base della marina militare americana, sede del comando della VI Flotta, rappresenta da sempre un grave rischio per il nostro territorio, quanto mai significativo in un momento del genere. E’ stato appurato ormai da tempo l’attracco di navi e sommergibili dotati di armamenti nucleari in questa base. Ciò accade in una nazione che non è dotata di centrali atomiche ad uso civile per volontà democraticamente espressa dai propri cittadini. Malgrado ciò e le reiterate richieste ufficiali sembra che non esistano piani di evacuazione per la popolazione del golfo in caso di emergenza radioattiva e sicuramente nulla è mai stato reso pubblico in merito. E’ ovvio che un attacco, di cui gli USA sarebbero protagonisti, renderebbe la base di Gaeta e il territorio circostante obiettivo sensibile di possibili rappresaglie, ancor più probabili e pericolose in caso di un terrificante allargamento del conflitto a potenze quali Russia e Cina. Per non parlare dello stato di paura e disagio che si ripresenterebbe per le misure eccezionali  adottate dai militari americani, già vissuto dai cittadini in concomitanza con gli attacchi all’Iraq e all’Afganistan. Ricordiamo che stiamo parlando di una base gestita da un paese straniero sul nostro territorio e che attualmente l’Italia ha dichiarato di non voler partecipare ad un eventuale attacco, sperando mantenga invariata questa posizione. Ciò pone interrogativi non più derogabili sulla necessità di rivedere finalmente i trattati internazionali che prevedono ancora la presenza di basi straniere sul territorio italiano in nome della nostra sovranità nazionale troppo a lungo calpestata. Si pone con la stessa forza l’esigenza di uscire dalla NATO, alleanza unanimemente riconosciuta vacillante e anacronistica. Sicuramente il prezzo altissimo pagato dalla città di Gaeta alla servitù militare cui è da tempo sottoposta non è più accettabile. Oltre ad occupare ampie zone strategiche per lo sviluppo economico e turistico della città la base, ormai ridimensionata per numero di presenze ma non per importanza, comporta gli stessi gravi rischi senza più offrire da tempo i presunti benefici per l’indotto dell’economia cittadina. Di fronte ad un dibattito acceso in tutto il mondo e al radicato sentimento di pace del popolo gaetano, in un momento tanto delicato e controverso, è incredibile che il primo cittadino di Gaeta commemori il cappellano Vincent Robert Capodanno nell’omonima piazza in presenza di soldati e comandi militari americani, abbandonandosi a encomi pubblici servili e inopportuni nei confronti degli Stati Uniti e della loro politica. Sarebbe invece suo dovere pensare a tutelare l’incolumità dei suoi compaesani e gli interessi della propria città.  Chiediamo pertanto al Sindaco Mitrano e al Prefetto D’Acunto, quali massimi garanti della sicurezza e della salute dei cittadini, che iniziative intendano intraprendere in previsione di un possibile attacco alla Siria, quali piani di emergenza stiano predisponendo in sinergia con le autorità competenti e in che tempi saranno resi pubblici. Chiediamo all’attuale Amministrazione cosa voglia fare e quando per liberare la nostra città da una presenza così ingombrante e nociva come quella della base americana, restituendo a Gaeta la propria sicurezza e alcune delle aree più belle della città.     

sabato 24 agosto 2013

PALAZZO TOSTI E DISAGIO ABITATIVO

 IL COMITATO RILANCIA LE SUE PROPOSTE E CONTINUA LA LOTTA.


Dopo mesi di lotta l'ormai nota vicenda di Palazzo Tosti sembra volgere verso un epilogo. Grazie alla determinazione delle famiglie che occupano lo stabile e al costante sostegno del Comitato lo sorso 26 Giugno gli inquilini avevano ottenuto un'ulteriore proroga dello sfratto. In quell'occasione fu siglato un' accordo con Demanio e Comune di Gaeta rappresentato dall'Assessore Leccese, che si impegnava ad individuare una nuova sistemazione prima del 9 di Settembre. In realtà l’Assessore prometteva di fornire altra dimora agli inquilini già entro il 20 di Agosto. Anche se quest’ultima scadenza è già stata superata e probabilmente sarà necessaria un ulteriore proroga dei termini previsti, si registra finalmente l’avvio delle procedure e dei lavori che dovrebbero risolvere la situazione di emergenza abitativa creata. Nella speranza che dopo tanti intoppi, duri scontri e promesse disattese tutto  finisca come deve, restano aperte numerose domande e riflessioni importanti. La prima è semplice ma fondamentale: Che destinazione avrà lo storico palazzo di Gaeta Medioevale protagonista di questa vicenda? La risposta getterà finalmente luce su di una storia le cui cause risultano per tanti aspetti ancora poco chiare. La seconda e più importante riflessione riguarda la cronica quanto drammatica mancanza di politiche abitative emersa in modo emblematico da questa vertenza. Il fatto che sia servito un arco di tempo così lungo e una grande mobilitazione per reperire 3 piccoli alloggi e far fronte ad una situazione di emergenza abitativa che potrebbe ripetersi in qualunque momento mostra la totale mancanza di politiche per la casa a sostegno delle fasce più deboli nella città di Gaeta. Le responsabilità del problema naturalmente sono condivise con le amministrazioni degli ultimi 20 anni almeno. Ciò non può e non deve tuttavia diventare un alibi. Per questo il Comitato rilancia le principali proposte finora ignorate dalla Giunta Mitrano e già presenti nella piattaforma della manifestazione del 9 Maggio. Chiediamo un grande piano di edilizia residenziale pubblica che oltre a coinvolgere l'Ater impegni il Comune di Gaeta nel reperimento di fondi per l'acquisizione e la ristrutturazione dell'immenso patrimonio demaniale presente nella nostra città, da adibire a fini abitativi. Mentre continua a proliferare indisturbata la speculazione edilizia e la rendita immobiliare sono oltre due decenni che a Gaeta non si costruiscono case popolari, malgrado centinaia di cittadini siano da tempo in lista d'attesa, Chi dice che non vi sono risorse finanziarie sufficienti per alleviare un dramma del genere dovrebbe vergognarsene, visto che si vanta pubblicamente di aver reperito milioni di Euro per rifare aiuole e manto stradale del lungomare! Chiediamo l'istituzione di un canone di affitto concordato onde evitare che migliaia di appartamenti vuoti restino sfitti per buona parte dell'anno e i giovani di Gaeta continuino ad emigrare altrove. La proposta consiste nel ridurre al minimo IMU e Tares ai proprietari che affittano ad un prezzo equo per almeno quattro anni, applicando invece l'aliquota massima alle seconde case sfitte o occupate per brevi periodi. Il Sindaco ha dichiarato pubblicamente di condividere la proposta, ci aspettiamo che una volta tanto alle parole seguano i fatti. Chiediamo l'istituzione di un fondo per la casa per sostenere le famiglie con reddito lordo pari o inferiore ai 15000 euro nel pagamento di affitti o bollette. Dai nostri calcoli risulta che anche un piccolo fondo di 120.000 Euro annui darebbe sollievo a 3-400 cittadini. Tutte proposte semplici e realizzabili che necessitano solo di volontà politica e sensibilità sociale. Ci auguriamo che questa Giunta in futuro non pensi soltanto al verde pubblico.

Comitato Degli inquilini per il Diritto alla Casa - Gaeta 

venerdì 9 agosto 2013

Campagna di sottoscrizione e abbonamenti per Liberazione



Cari compagni, care compagne,
vogliamo sperare che gli sforzi - credeteci, davvero grandi - che un pugno di giornalisti comunisti sta facendo per tenere in vita Liberazione online siano percepiti come utili e importanti in una fase tanto difficile. Noi ce la mettiamo tutta, persuasi che ciò che abbiamo da dire serva più che mai in un mondo dell'informazione quasi interamente asservito ai poteri dominanti. E, soprattutto, mentre molti vorrebbero costringere i comunisti ad una resa senza condizioni: un colpo finale verso l'omologazione al pensiero unico che ancora è egemone malgrado la profondissima crisi di sistema che travolge vite, popoli, assetti democratici, costituzioni. Noi, come voi, non siamo affatto rassegnati a questo epilogo e proviamo a risalire la corrente, con la passione e con uno sforzo della volontà che prova a sormontare difficoltà che spesso paiono insuperabili.
Da gennaio lavoriamo in condizioni difficilissime perché non c'è il becco di un quattrino e perché i residui, modestissimi fondi della legge sull'editoria arriveranno alla fine del 2014. E tuttavia, malgrado questo impegno che non risparmia energie, ogni giorno rischia di essere l'ultimo. Gli abbonamenti, che pure crescono con discreto ritmo, sono molto al di sotto del minimo necessario e le spese, pur ridotte ai minimi termini, pesano come macigni.
Vi chiediamo di aiutarci:chiediamo a ciascuno di voi di sottoscrivere subito, ma proprio subito, 10 euro in favore di Liberazione affinchè possa proseguire il suo cammino, il nostro cammino.
Ci contiamo
Un abbraccio a tutti
Dino Greco e Romina Velchi
www.liberazione.it/varie-file/sostienici.htm
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mercoledì 17 luglio 2013

Gaeta contro la crisi:

Il 20 Luglio Rifondazione Comunista lancia un'assemblea pubblica sulla difesa del lavoro.



Sabato 20 Luglio alle ore 18:00 in Piazza “V.Capodanno” a Gaeta, Rifondazione Comunista ha convocato un'assemblea pubblica intitolata “Contro la crisi: Riprendiamoci il futuro”. Verrà trattato il tema di come affrontare le tante crisi che colpiscono le realtà produttive del nostro territorio e la creazione di un coordinamento permanente tra i lavoratori di aziende quali L'Italcraft, la Pozzi Ginori e la Panapesca, ma anche dell'esigenza di una rete più estesa di contatti e iniziative comuni tra le fabbriche in lotta. La crisi delle industrie locali non è un caso isolato ma un esempio lampante di quanto accade in gran parte della provincia di Latina e della regione Lazio, così come in tutta Italia e a livello internazionale. Simili sono le cause vere o presunte, le dinamiche innescate, le ricette di ristrutturazione o smantellamento attuate dai padroni, così come simili sono spesso pure gli esiti delle vertenze e dei tavoli istituzionali. Sono oramai invece diverse e poco note le lotte intraprese che hanno saputo cambiare in positivo il corso di eventi che sembravano ineluttabili. Ciò che spesso manca è proprio il coordinamento e la solidarietà tra lavoratori che vivono lo stesso dramma, la capacità di trasmettere ad altri la preziosa esperienza di errori da non ripetere ma anche di conquiste da imitare. Per questo il PRC invita soprattutto i dipendenti delle aziende di Gaeta e del Golfo, che subiscono la minaccia di perdere il lavoro o subire uno sfruttamento crescente, ad un confronto pubblico con i lavoratori di realtà quali la Mancoop di Castelforte, i Cantieri Megaride di Napoli e le Officine Zero di Roma che hanno avuto la forza e la capacità di reagire ed auto organizzarsi, riappropriandosi del proprio destino. L'invito è esteso naturalmente a tutta la cittadinanza e alle altre realtà produttive della nostra martoriata provincia. Il Dibattito sarà introdotto e moderato da Claudio Picazio, Segretario politico del Circolo PRC “Mariano Mandolesi” di Gaeta. Seguiranno interventi di Andrea Fioretti del Coordinamento Lavoratori Autoconvocati, di un rappresentante delle Officine Zero di Roma, di Alessandro Parrella a nome della ManCoop (ex Evotape, già Manuli) di Castelforte e di Luigi Izzo in qualità di Presidente della Cooperativa “Cantieri Megaride” di Napoli. Tutte realtà che hanno fatto della lotta e dell'autogestione la propria bandiera vincente. Seguirà un dibattito aperto al pubblico e concluderà Benedetto Crocco, responsabile Lavoro del Circolo PRC "Mariano Mandolesi" di Gaeta.