"Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Karl Marx

domenica 21 ottobre 2018

TAJANI E FAZZONE ALL’ARISTON, COMIZIO PER LE SCUOLE, GRAVISSIMA STRUMENTALIZZAZIONE

Cosa c’entrano Antonio Tajani, Cosmo Mitrano e Claudio Fazzone con l’apertura di una kermesse scientifica riguardante l’Universo? Se lo sono chiesto in questi giorni molti cittadini tra cui sicuramente centinaia di poveri studenti delle scuole superiori di Gaeta costretti lo scorso venerdì a presidiare ad un comizio di Forza Italia per non perdere un regolare giorno di scuola, le rispettive famiglie, i malcapitati insegnanti con obbligo di servizio. Non è semplice rispondere alla complessa domanda se non si considera che gli uomini dell’asse PD-Forza Italia, strenuo sostenitore dell’Unione europea e delle sue politiche antipopolari che amministra di comune accordo la nostra città, devono ormai esplorare distanze astronomiche per riuscire a strappare un applauso spontaneo. Ciò è ancor più evidente se si pensa che, perfino in uno dei pochi universi berlusconiani residui quali il nostro, questi Signori sono costretti a tendere un’ imboscata presentandosi con pochissimo preavviso e scarsissima pubblicizzazione del loro arrivo temendo forse giustificate polemiche o contestazioni ed imponendo la loro retorica ad un pubblico di minorenni costretti ad ascoltarli. Malgrado tutte le contromisure adottate per fortuna non sarebbero mancati, secondo diverse testimonianze, studenti che sono intervenuti criticando le politiche europee sostenute dai relatori e rimarcando la loro scarsissima popolarità anche e soprattutto tra i giovani, come emerso anche da recenti sondaggi. L’accaduto resta comunque di per sé gravissimo, destando indignazione e stupore. La distanza siderale tra le misure europee dettate dalle banche e dai padroni con gli interessi dei ceti popolari è più evidente che altrove in un territorio economicamente depresso come il basso Lazio ove privatizzazioni, carenza di servizi essenziali, disoccupazione, precariato, povertà ed emigrazione giovanile sono fenomeni sempre più diffusi e privi di risposte. Al di fuori della mera propaganda l’attuale governo nazionale di Lega e 5 Stelle, appoggiato da forze neofasciste, mostra di contestare le politiche europee generando temporanee tensioni ma non intende in alcun modo rompere con esse né metterle veramente in discussione, come risulta sempre più evidente dalle innumerevoli dichiarazioni dei suoi leader, dai provvedimenti adottati e dalla stessa manovra finanziaria predisposta in perfetta continuità con il passato. Venerdì scorso presso il Cinema Ariston di Gaeta sono andati in scena tutta la debolezza, lo squallore, l’irreparabile mancanza di credibilità del mondo politico morente che sostiene questa Unione Europea, istituzione irriformabile concepita a difesa del libero mercato e gli interessi dei padroni. Come Partito Comunista diciamo invece chiaro che bisogna uscire da UE ed Euro per poter dare davvero il potere ai lavoratori e le classi popolari.


Partito Comunista Sezione "Mariano Mandolesi" Gaeta.

domenica 14 ottobre 2018

COSA C’E’ DIETRO LA VICENDA DELLE DIMISSIONI DI CIARAMAGLIA



A poche ore dalla nomina del fascista Ciaramaglia alla carica di Assessore alle attività produttive ed al commercio del Comune di Gaeta, vero e proprio insulto alla memoria condivisa della nostra città, giungono le sue dimissioni irrevocabili. Al di là del solito e ben noto gioco delle parti teatrale in cui il dimissionario simula come sempre l’assoluta spontaneità del gesto mentre il Sindaco si mostra sorpreso e risponde con un prosaico “Onore a Ciaramaglia !” in chiaro odore di ventennio, è ragionevole ritenere che la scelta sia stata frutto di imposizioni dall’alto o quantomeno di concertazione. Siamo avanti ad un fatto comunque strano ed insolito per una maggioranza che raramente aveva fatto marcia indietro, perfino di fronte a polemiche violente o palesi sviste. Prescindendo dalle apparenze ci sembra pertanto che la vicenda sia il termometro di elementi ben più importanti che vanno portati alla luce, degni di analisi politica e di attenzione. Il primo dato che emerge è la pressoché totale assenza di opposizione in seno al Consiglio Comunale, tolta qualche rara scaramuccia di facciata. Questo è il solo elemento che può spiegare il delirio di onnipotenza di un Sindaco che nomina assessore una figura di questo genere e prosegue, malgrado tutto, con grandi attestati di stima. In assenza di opposizione inoltre gli equilibri interni e la tenuta della maggioranza rimangono gli unici elementi di cui tener conto, e qui arriviamo al secondo punto che ci pare rilevante. Ci piacerebbe pensare infatti che sia stato l’appello giusto e condivisibile dell’ANPI di Gaeta a determinare tale ritirata strategica e sicuramente esso può aver giocato un ruolo, tuttavia è chiaro come ci sia ben altro dietro la strana vicenda. Lo dimostra l’inaspettata quanto tempestiva reazione della fazione sconfitta ed in cerca di rivalsa di un Partito Democratico agonizzante in uno stato di perenne guerra civile, rappresentata dal Senatore Bruno Astorre. L’onorevole invia immediatamente una nota alla stampa in cui tuona contro la scelta, si erge a paladino dei diritti civili e ricorda l’episodio della contestazione di forza nuova contro la Cirinnà. E’ divertente e singolare notare come queste parole vengano dall’esponente di un partito che ha avuto tra le più alte responsabilità nello sdoganamento del neofascismo in Italia. E’ paradossale come esse siano scritte da un uomo di quel PD che a livello locale non ha esitato a sostenere una coalizione assieme ad esponenti neofascisti, Ciaramaglia compreso, che non si degnò neppure di rispondere agli accorati quanto autorevoli appelli dell’ANPI che chiese ripetutamente di astenersi da confronti pubblici con formazioni di stampo neofascista. E’ vergognoso che usi tali argomenti l’uomo di un partito come il PD i cui rappresentanti gaetani si sono spinti fino al punto di condividere le piazze con esponenti di Casapound e Forza Nuova. Ora, senza alcun apparente imbarazzo, il Senatore tira fuori di colpo questa ipocrita retorica. Evidentemente l’obiettivo da colpire non è Ciaramaglia, ma si strumentalizzano in questo caso l’Antifascismo ed i suoi valori gloriosi per dare una spallata e mettere in difficoltà la fazione rivale del proprio partito. Fazione rappresentata a Gaeta dal Presidente del Consiglio Pina Rosato, non a caso omaggiata di stima e affetto nella lettera di dimissioni del camerata Ciaramagla. Fazione del PD la quale governa la città insieme a Forza Italia, qualora a qualcuno fosse sfuggito. Una spallata quindi che avrebbe potuto mettere seriamente a repentaglio l’intera coalizione, tanto da suscitare la preoccupazione di Mitrano e la sua iniziativa per disinnescarla. L’equilibrio che sostiene l’attuale maggioranza è del resto instabile e precario come mostrano questi continui rimpasti che tradiscono l’esigenza di tenere insieme diverse e riottose anime e cordate di interessi pagando numerose cambiali. L’accoppiata Forza Italia- PD, formata da due forze politiche peraltro entrambe in caduta libera, non rappresenta ormai un inedito, forgiata com’è da anni di politiche intercambiabili contro gli interessi delle classi popolari e dei lavoratori. Sono d'altronde i comuni interessi sociali da difendere a tenere insieme queste alleanze, a Gaeta rappresentati dai soliti poteri forti cittadini, non certo ideologie politiche o sistemi filosofici. Usino allora questi signori altri campi di battaglia a loro più consoni per regolare i propri conti, ma lascino stare una cosa seria e sacra come l’Antifascismo!  

PARTITO COMUNISTA-SEZIONE “MARIANO MANDOLESI”-GAETA

venerdì 14 settembre 2018

RAPPORTO SULLE CONDIZIONI DEL LAVORO STAGIONALE 2018


L’inchiesta operaia anonima sul lavoro stagionale condotta dal Partito Comunista di Gaeta sui comuni del basso Lazio presso i dipendenti che hanno lavorato negli ultimi 3 anni si è svolta tra la prima settimana di Luglio 2018 e la prima settimana di Settembre 2018. Il campione esaminato rappresenta 63 lavoratori. Gli anni in cui sono avvenuti i rapporti di lavoro sono per il 69,81% il 2018, per il 18,86% il 2017, per l’11,33% il 2016. I dipendenti esaminati sono per il 77,35% di sesso maschile e per il 22,65% di sesso femminile.  Il 52,83% dei dipendenti è residente a Gaeta, il 13,20% a Itri, il 9,43% a Formia, il 3,77% a Fondi, l’1,88% a Minturno, il 18,86% in altri comuni. L’83,01% dei rapporti di lavoro si è svolto presso la città di Gaeta, il 7,54% presso Formia, il 5,66% presso Sperlonga, l’1,88% presso Itri, l’1,88% presso Minturno. I settori interessati sono quello della balneazione per il 49,06%, della ristorazione per il 24,53%, del commercio per il 9,43%, del settore alberghiero-ricettivo per il 7,54%, dell’intrattenimento per il 5,66%, dell’agricoltura per l’1,89% e della pubblicità per l’1,89% (volantinaggi).

Da questi primi dati si evince che il campione esaminato è rappresentativo soprattutto della realtà gaetana e dei settori della balneazione e della ristorazione, anche se emerge chiaramente un quadro omogeneo in altre città del comprensorio e in altri ambiti lavorativi. Si evince inoltre che tali lavori vengono condotti prevalentemente da una manodopera in media molto giovane anche se non mancano fasce di età ben rappresentate superiori ai 40 anni.
Le fasce di età rappresentate sono del 18,86% fino ai 20 anni, del 35,84% tra i 21 e i 25 anni, dell’11,32% tra i 26 e i 30 anni, del 16,98% tra i 31 e i 40 anni, del 15,09% tra i 41 e i 50 anni, dell’1,88% dai 51 anni in poi.

Il 56,60% degli intervistati ha dichiarato di avere avuto un regolare contratto di lavoro, il 39,62% no, il restante 3,78% di essere stato retribuito attraverso Vaucher. Il 45,28% del campione ha dichiarato di aver svolto una singola mansione lavorativa, il 54,72% di averne svolte molteplici. Il 9,61% dei rapporti di lavoro esaminati è durato complessivamente 1 mese, il 19,23% due mesi, il 42,30% 3 mesi, il 15,38% 4 mesi, il 3,84% 5 mesi, il 7,69% 6 mesi, l’1,92% 7 mesi. Il 58,49% dei dipendenti esaminati ha lavorato 7 giorni su sette, senza giorno di riposo, il 32,07% per 6 giorni settimanali, l’1, 88% per 5 giorni settimanali, l’1,88% per 3 giorni settimanali, il 3,77% per 2 giorni settimanali, l’1,88% per 1 giorno settimanale. Il 26,92% dei dipendenti ha dichiarato di aver lavorato dalle 6 alle 8 ore giornaliere, il 44,24% di aver lavorato 9 o 10 ore giornaliere, il 28,84% ha dichiarato di aver lavorato dalle 11 alle 13 ore giornaliere. Il 30,76% dei lavoratori ha dichiarato di non avere avuto diritto a nessuna pausa durante la giornata lavorativa, il 55,76% di avere avuto diritto ad una pausa, il 9,61% a 2 pause, il 3,84% a 3 pause giornaliere. I dati estrapolati mostrano chiaramente che anche nei casi in cui venga stipulato un regolare contratto quasi mai esso viene rispettato, rimanendo in una sfera di totale illegalità in quanto a retribuzioni, ore effettive di lavoro, mansioni svolte. Tempi e ritmi di lavoro risultano pertanto inaccettabili, spesso senza alcuna pausa di riposo o con pochissimi momenti di pausa, solitamente anche molto brevi. Se le clausole contrattuali venissero rispettate, pur non essendo certo ottimali alla luce dell’attuale legislazione vigente in questi settori, oltre a rendere più umano il lavoro svolto produrrebbero molti posti occupazionali aggiuntivi, circa il doppio alla luce delle ore lavorative dichiarate.
Dei “fortunati” che hanno avuto diritto ad una o più pause il 2,78% afferma che la durata di una singola pausa è stata di 5 minuti, l’8,34% afferma che tale durata è stata di 10 minuti, il 13,89% afferma di avere avuto a disposizione 15 minuti, la stessa percentuale dichiara di avere avuto a disposizione 20 minuti, il 19,44% 30 minuti, il 41,66% oltre 30 minuti. L’8,16% dei lavoratori ha dichiarato di aver ricevuto una paga netta giornaliera pari o inferiore ai 20 Euro, il 20,41% tra i 21 e i 30 Euro, il 48,98% tra i 31 e i 40 Euro, il 18,37% tra i 40 e i 50 Euro, il 4,08% superiore ai 50 Euro. Il calcolo delle paghe orarie, da noi eseguito, mostra che il 2,04% dei dipendenti ha percepito tra 1 e 2 Euro l’ora, il 28,57% tra i 2 e i 3 euro l’ora, il 32,65% tra i 3 e i 4 euro l’ora, il 24,48% tra i 4 e i 5 euro l’ora, il 6,12% tra i 5 e i 6 euro l’ora, il 4,08% tra i 6 e i 7 euro l’ora, il 2,04% tra gli 8 e i 9 euro orari.

Il 58,49% dei dipendenti dichiara di aver già avuto in passato altri rapporti di lavoro con lo stesso datore, mentre il 41,51% dichiara di non averne avuti. Il 33,96% dei lavoratori afferma di avere avuto una formazione specifica per il lavoro svolto, il 66,04% no. Solo il 5,67% dei dipendenti afferma di avere avuto contatti con rappresentanti sindacali o altre figure destinate a far valere i propri diritti, il 94,33% degli intervistati afferma invece di non avere avuto rapporti con essi durante il periodo lavorativo. Tuttavia il 54,72% afferma che saprebbe a quali figure rivolgersi, il restante 45,28% no. Inoltre il 75% dei lavoratori dichiara che sarebbe disponibile ad intraprendere eventuali iniziative di rivendicazione e di lotta per ottenere i propri diritti negati e migliorare la propria condizione. Il 35,85% degli addetti dichiara che durante il proprio rapporto di lavoro ha ricevuto dal datore trattamenti umilianti, offensivi, che hanno leso la propria dignità umana e di lavoratore/trice.
I dati mostrano che il padronato locale predilige dipendenti che oltre alla giovane età e alla scarsa esperienza già sottolineate non abbiano una formazione specifica per il lavoro svolto, malgrado la presenza sul nostro territorio di scuole come gli istituti alberghieri e corsi di vario genere che formano personale qualificato nei settori indicati. Ciò contribuisce a rendere i lavoratori meno consapevoli del proprio valore e più facilmente assoggettabili. E’ inoltre presente un continuo ricambio del personale consentito dal grande bacino di disoccupati pronto a rimpiazzarlo, adoperando quest’ultimo come strumento di ricatto su chi lavora, invece di favorire la stabilizzazione e la formazione del dipendente. Tali fattori non possono che incidere negativamente anche sulla qualità dei servizi erogati all’utenza, spesso a caro prezzo. Il fatto che malgrado il trattamento emerso pochissimi tra i lavoratori intervistati dichiarino di avere avuto rapporti col sindacato, nonostante la maggior parte di essi affermi che saprebbe a chi rivolgersi ed il 75 % dichiari che vorrebbe intraprendere iniziative di mobilitazione, manifesta alcuni elementi rilevanti. Tra essi sicuramente il timore di ritorsioni nei propri riguardi, anche da parte di altri datori di lavoro legati al proprio attuale, l’isolamento e la debolezza dei lavoratori in assenza di forme di coordinamento e di organizzazione, una grande difficoltà o una scarsa propensione dei sindacati nell’ intercettare le istanze di questi operai e venire a contatto con essi. Il dato concernente la frequenza di trattamenti umilianti e irrispettosi da parte del datore di lavoro rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia indicando l’arroganza di chi si sente forte di una posizione predominante in assenza di una controparte consapevole, combattiva e organizzata.

Ai dipendenti che hanno dichiarato di aver firmato un regolare contratto di lavoro sono state rivolte alcune domande aggiuntive. Il 10% di essi ha dichiarato che gli è stato imposto di firmare una lettera di licenziamento alla stipula del contratto, chiaramente come monito e arma ricattatoria. Al 23,34% non è stata consegnata copia del proprio contratto di lavoro. Di conseguenza la stessa percentuale ha dichiarato di non conoscere quanto previsto dal proprio contratto. L’80,95% di coloro che conoscono quanto previsto ha dichiarato di aver svolto più ore lavorative di quelle previste. Il 14,28% di essi dichiara di aver ricevuto una paga effettiva inferiore a quella prevista dal contratto firmato. Il 59,10% dichiara di aver svolto mansioni e compiti non previsti dal proprio contratto di lavoro. Il 70% dei dipendenti dichiara che la durata del rapporto gli ha dato o gli darà diritto a percepire un’indennità di disoccupazione, il restante 30% no. Questo significa che il 60,02% del campione totale esaminato, comprendente anche chi non ha un contratto, non percepirà alcuna indennità al termine del rapporto.
I dati emersi delineano un quadro a dir poco sconcertante delle condizioni lavorative nei settori interessati all’interno del nostro territorio. Chi troppo a lungo ha fatto finta di non vedere una realtà sotto gli occhi di tutti da oggi non potrà più nascondersi facilmente dietro ad un dito. Ciò che abbiamo riscontrato genera una rabbia ancor maggiore se si pensa che avviene in settori come quello della balneazione che vedono come controparte i profitti altissimi di pochi fortunati che operano indisturbati ed in condizioni di scarsissima concorrenza grazie a concessioni su suolo demaniale. Carenza occupazionale e soprattutto pessime condizioni lavorative sono alla base del noto fenomeno dell’emigrazione giovanile che sta producendo da decenni l’atrofia del nostro territorio. Quanto emerso rappresenta un atto d’accusa senza precedenti nei riguardi della legislazione nazionale sul lavoro e dei governi che l’hanno favorita alimentando il quadro della deregolamentazione, degli organi di controllo, Ispettorato e Guardia di Finanza  in primis, che si mostrano del tutto inadeguati al compito assegnatoli, del mondo politico locale e degli amministratori che non sanno o non vogliono intervenire al fine di limitare un fenomeno così diffuso e favorirne il superamento, del sindacato o di gran parte di esso che sembra non possedere la capacità di rappresentare questi lavoratori.

PARTITO COMUNISTA – SEZIONE “MARIANO MANDOLESI” - GAETA