"Il Comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo Comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Karl Marx

venerdì 14 settembre 2018

RAPPORTO SULLE CONDIZIONI DEL LAVORO STAGIONALE 2018


L’inchiesta operaia anonima sul lavoro stagionale condotta dal Partito Comunista di Gaeta sui comuni del basso Lazio presso i dipendenti che hanno lavorato negli ultimi 3 anni si è svolta tra la prima settimana di Luglio 2018 e la prima settimana di Settembre 2018. Il campione esaminato rappresenta 63 lavoratori. Gli anni in cui sono avvenuti i rapporti di lavoro sono per il 69,81% il 2018, per il 18,86% il 2017, per l’11,33% il 2016. I dipendenti esaminati sono per il 77,35% di sesso maschile e per il 22,65% di sesso femminile.  Il 52,83% dei dipendenti è residente a Gaeta, il 13,20% a Itri, il 9,43% a Formia, il 3,77% a Fondi, l’1,88% a Minturno, il 18,86% in altri comuni. L’83,01% dei rapporti di lavoro si è svolto presso la città di Gaeta, il 7,54% presso Formia, il 5,66% presso Sperlonga, l’1,88% presso Itri, l’1,88% presso Minturno. I settori interessati sono quello della balneazione per il 49,06%, della ristorazione per il 24,53%, del commercio per il 9,43%, del settore alberghiero-ricettivo per il 7,54%, dell’intrattenimento per il 5,66%, dell’agricoltura per l’1,89% e della pubblicità per l’1,89% (volantinaggi).

Da questi primi dati si evince che il campione esaminato è rappresentativo soprattutto della realtà gaetana e dei settori della balneazione e della ristorazione, anche se emerge chiaramente un quadro omogeneo in altre città del comprensorio e in altri ambiti lavorativi. Si evince inoltre che tali lavori vengono condotti prevalentemente da una manodopera in media molto giovane anche se non mancano fasce di età ben rappresentate superiori ai 40 anni.
Le fasce di età rappresentate sono del 18,86% fino ai 20 anni, del 35,84% tra i 21 e i 25 anni, dell’11,32% tra i 26 e i 30 anni, del 16,98% tra i 31 e i 40 anni, del 15,09% tra i 41 e i 50 anni, dell’1,88% dai 51 anni in poi.

Il 56,60% degli intervistati ha dichiarato di avere avuto un regolare contratto di lavoro, il 39,62% no, il restante 3,78% di essere stato retribuito attraverso Vaucher. Il 45,28% del campione ha dichiarato di aver svolto una singola mansione lavorativa, il 54,72% di averne svolte molteplici. Il 9,61% dei rapporti di lavoro esaminati è durato complessivamente 1 mese, il 19,23% due mesi, il 42,30% 3 mesi, il 15,38% 4 mesi, il 3,84% 5 mesi, il 7,69% 6 mesi, l’1,92% 7 mesi. Il 58,49% dei dipendenti esaminati ha lavorato 7 giorni su sette, senza giorno di riposo, il 32,07% per 6 giorni settimanali, l’1, 88% per 5 giorni settimanali, l’1,88% per 3 giorni settimanali, il 3,77% per 2 giorni settimanali, l’1,88% per 1 giorno settimanale. Il 26,92% dei dipendenti ha dichiarato di aver lavorato dalle 6 alle 8 ore giornaliere, il 44,24% di aver lavorato 9 o 10 ore giornaliere, il 28,84% ha dichiarato di aver lavorato dalle 11 alle 13 ore giornaliere. Il 30,76% dei lavoratori ha dichiarato di non avere avuto diritto a nessuna pausa durante la giornata lavorativa, il 55,76% di avere avuto diritto ad una pausa, il 9,61% a 2 pause, il 3,84% a 3 pause giornaliere. I dati estrapolati mostrano chiaramente che anche nei casi in cui venga stipulato un regolare contratto quasi mai esso viene rispettato, rimanendo in una sfera di totale illegalità in quanto a retribuzioni, ore effettive di lavoro, mansioni svolte. Tempi e ritmi di lavoro risultano pertanto inaccettabili, spesso senza alcuna pausa di riposo o con pochissimi momenti di pausa, solitamente anche molto brevi. Se le clausole contrattuali venissero rispettate, pur non essendo certo ottimali alla luce dell’attuale legislazione vigente in questi settori, oltre a rendere più umano il lavoro svolto produrrebbero molti posti occupazionali aggiuntivi, circa il doppio alla luce delle ore lavorative dichiarate.
Dei “fortunati” che hanno avuto diritto ad una o più pause il 2,78% afferma che la durata di una singola pausa è stata di 5 minuti, l’8,34% afferma che tale durata è stata di 10 minuti, il 13,89% afferma di avere avuto a disposizione 15 minuti, la stessa percentuale dichiara di avere avuto a disposizione 20 minuti, il 19,44% 30 minuti, il 41,66% oltre 30 minuti. L’8,16% dei lavoratori ha dichiarato di aver ricevuto una paga netta giornaliera pari o inferiore ai 20 Euro, il 20,41% tra i 21 e i 30 Euro, il 48,98% tra i 31 e i 40 Euro, il 18,37% tra i 40 e i 50 Euro, il 4,08% superiore ai 50 Euro. Il calcolo delle paghe orarie, da noi eseguito, mostra che il 2,04% dei dipendenti ha percepito tra 1 e 2 Euro l’ora, il 28,57% tra i 2 e i 3 euro l’ora, il 32,65% tra i 3 e i 4 euro l’ora, il 24,48% tra i 4 e i 5 euro l’ora, il 6,12% tra i 5 e i 6 euro l’ora, il 4,08% tra i 6 e i 7 euro l’ora, il 2,04% tra gli 8 e i 9 euro orari.

Il 58,49% dei dipendenti dichiara di aver già avuto in passato altri rapporti di lavoro con lo stesso datore, mentre il 41,51% dichiara di non averne avuti. Il 33,96% dei lavoratori afferma di avere avuto una formazione specifica per il lavoro svolto, il 66,04% no. Solo il 5,67% dei dipendenti afferma di avere avuto contatti con rappresentanti sindacali o altre figure destinate a far valere i propri diritti, il 94,33% degli intervistati afferma invece di non avere avuto rapporti con essi durante il periodo lavorativo. Tuttavia il 54,72% afferma che saprebbe a quali figure rivolgersi, il restante 45,28% no. Inoltre il 75% dei lavoratori dichiara che sarebbe disponibile ad intraprendere eventuali iniziative di rivendicazione e di lotta per ottenere i propri diritti negati e migliorare la propria condizione. Il 35,85% degli addetti dichiara che durante il proprio rapporto di lavoro ha ricevuto dal datore trattamenti umilianti, offensivi, che hanno leso la propria dignità umana e di lavoratore/trice.
I dati mostrano che il padronato locale predilige dipendenti che oltre alla giovane età e alla scarsa esperienza già sottolineate non abbiano una formazione specifica per il lavoro svolto, malgrado la presenza sul nostro territorio di scuole come gli istituti alberghieri e corsi di vario genere che formano personale qualificato nei settori indicati. Ciò contribuisce a rendere i lavoratori meno consapevoli del proprio valore e più facilmente assoggettabili. E’ inoltre presente un continuo ricambio del personale consentito dal grande bacino di disoccupati pronto a rimpiazzarlo, adoperando quest’ultimo come strumento di ricatto su chi lavora, invece di favorire la stabilizzazione e la formazione del dipendente. Tali fattori non possono che incidere negativamente anche sulla qualità dei servizi erogati all’utenza, spesso a caro prezzo. Il fatto che malgrado il trattamento emerso pochissimi tra i lavoratori intervistati dichiarino di avere avuto rapporti col sindacato, nonostante la maggior parte di essi affermi che saprebbe a chi rivolgersi ed il 75 % dichiari che vorrebbe intraprendere iniziative di mobilitazione, manifesta alcuni elementi rilevanti. Tra essi sicuramente il timore di ritorsioni nei propri riguardi, anche da parte di altri datori di lavoro legati al proprio attuale, l’isolamento e la debolezza dei lavoratori in assenza di forme di coordinamento e di organizzazione, una grande difficoltà o una scarsa propensione dei sindacati nell’ intercettare le istanze di questi operai e venire a contatto con essi. Il dato concernente la frequenza di trattamenti umilianti e irrispettosi da parte del datore di lavoro rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia indicando l’arroganza di chi si sente forte di una posizione predominante in assenza di una controparte consapevole, combattiva e organizzata.

Ai dipendenti che hanno dichiarato di aver firmato un regolare contratto di lavoro sono state rivolte alcune domande aggiuntive. Il 10% di essi ha dichiarato che gli è stato imposto di firmare una lettera di licenziamento alla stipula del contratto, chiaramente come monito e arma ricattatoria. Al 23,34% non è stata consegnata copia del proprio contratto di lavoro. Di conseguenza la stessa percentuale ha dichiarato di non conoscere quanto previsto dal proprio contratto. L’80,95% di coloro che conoscono quanto previsto ha dichiarato di aver svolto più ore lavorative di quelle previste. Il 14,28% di essi dichiara di aver ricevuto una paga effettiva inferiore a quella prevista dal contratto firmato. Il 59,10% dichiara di aver svolto mansioni e compiti non previsti dal proprio contratto di lavoro. Il 70% dei dipendenti dichiara che la durata del rapporto gli ha dato o gli darà diritto a percepire un’indennità di disoccupazione, il restante 30% no. Questo significa che il 60,02% del campione totale esaminato, comprendente anche chi non ha un contratto, non percepirà alcuna indennità al termine del rapporto.
I dati emersi delineano un quadro a dir poco sconcertante delle condizioni lavorative nei settori interessati all’interno del nostro territorio. Chi troppo a lungo ha fatto finta di non vedere una realtà sotto gli occhi di tutti da oggi non potrà più nascondersi facilmente dietro ad un dito. Ciò che abbiamo riscontrato genera una rabbia ancor maggiore se si pensa che avviene in settori come quello della balneazione che vedono come controparte i profitti altissimi di pochi fortunati che operano indisturbati ed in condizioni di scarsissima concorrenza grazie a concessioni su suolo demaniale. Carenza occupazionale e soprattutto pessime condizioni lavorative sono alla base del noto fenomeno dell’emigrazione giovanile che sta producendo da decenni l’atrofia del nostro territorio. Quanto emerso rappresenta un atto d’accusa senza precedenti nei riguardi della legislazione nazionale sul lavoro e dei governi che l’hanno favorita alimentando il quadro della deregolamentazione, degli organi di controllo, Ispettorato e Guardia di Finanza  in primis, che si mostrano del tutto inadeguati al compito assegnatoli, del mondo politico locale e degli amministratori che non sanno o non vogliono intervenire al fine di limitare un fenomeno così diffuso e favorirne il superamento, del sindacato o di gran parte di esso che sembra non possedere la capacità di rappresentare questi lavoratori.

PARTITO COMUNISTA – SEZIONE “MARIANO MANDOLESI” - GAETA



























































































lunedì 10 settembre 2018

VENERDI’ 14, PIAZZA CAPODANNO, GAETA: ASSEMBLEA PUBBLICA SUL LAVORO

Verranno divulgati i dati dell’inchiesta sulle condizioni del lavoro stagionale.

Venerdì 14 Settembre, a partire dalle ore 17:30 in Piazza “V. Capodanno” a Gaeta, si terrà un’assemblea pubblica sul tema del lavoro stagionale. In caso di pioggia l’assemblea si svolgerà al chiuso presso la sezione del Partito Comunista in via Indipendenza 206. L’assemblea rappresenta l’apice di una campagna iniziata nel mese di Luglio e condotta durante tutta l’estate dai militanti del PC attraverso la somministrazione ai dipendenti stagionali di Gaeta e dei comuni del circondario di un questionario anonimo sulle condizioni del proprio lavoro. Verranno finalmente resi pubblici in presenza della stampa locale invitata all’evento gli esiti di quest’inchiesta condotta su di un campione rappresentativo dei dipendenti di diversi settori legati soprattutto al turismo. Risultati sensazionali ed estremamente preoccupanti che squarciano il silenzio omertoso sul tema del lavoro. Un tema che dovrebbe essere normalmente al centro del dibattito politico locale soprattutto in un territorio che si sta atrofizzando a seguito di una costante emigrazione giovanile, mentre viene solitamente ignorato o preceduto da questioni ben più secondarie a riprova della diffusa connivenza del mondo politico con il padronato locale. Si fa infatti un gran parlare, spesso vacuo, di incremento del turismo e degli introiti ad esso legati senza mai interrogarsi sul punto più dirimente per lo sviluppo futuro, ovvero in che modo le ricchezze vengono ripartite e quali ricadute portano per l’intera comunità, soprattutto in relazione ad alcuni settori nei quali i profitti di pochi sono notoriamente altissimi. E’ su quest’aspetto che invece si intende questa volta gettar luce. In occasione dell’incontro si susseguiranno gli interventi di Claudio Picazio, Responsabile inchieste del PC Gaeta, Benedetto Crocco, Segretario della sezione “Mariano Mandolesi”, Fabio Massimo Vernillo, Segretario regionale del PC. Seguirà un dibattito aperto al pubblico. Oltre ai dati raccolti verranno presentate le proposte locali e nazionali del Partito Comunista sul tema del lavoro. L’auspicio è che inoltre l’iniziativa rappresenti un’occasione per avviare un processo aggregativo e organizzativo dei soggetti interessati per difendere al meglio i propri diritti attraverso lotte, vertenze e sostegno reciproco. Anche per questo gli organizzatori auspicano un’ampia partecipazione di lavoratori e lavoratrici oltreché di comuni cittadini.
PARTITO COMUNISTA, SEZIONE “MARIANO MANDOLESI”, GAETA

domenica 26 agosto 2018

IL PC SULLA SPIAGGIA DI SERAPO CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Possibile compilare il questionario fino a inizio Settembre. Seguirà iniziativa pubblica per presentare l’esito dell’inchiesta.


Come annunciato da tempo nel pomeriggio di domenica 26 Agosto un gruppo di militanti della sezione del Partito Comunista “Mariano Mandolesi” di Gaeta si è recato presso la spiaggia di Serapo al fine di avvicinare e sensibilizzare anche i lavoratori impiegati nel settore della balneazione in merito alla campagna riguardante le condizioni del lavoro stagionale nella città ed in tutto il basso Lazio. Nello specifico gli attivisti hanno promosso l’inchiesta condotta dal Partito attraverso la somministrazione di un questionario anonimo. L’inchiesta ha avuto inizio ai primi di Luglio e proseguirà fino alla prima settimana di Settembre. In occasione dell’iniziativa, che segue una serie di azioni condotte sul tema durante tutta la stagione estiva, si è voluto spiegare di persona ai lavoratori stagionali quali fossero gli obiettivi dell’inchiesta e ricordare che il questionario può essere compilato anche online sul link inchiestepcgaeta.altervista.org. Il luogo non è stato scelto a caso e ha assunto un valore anche simbolico considerato il livello di sfruttamento del lavoro stagionale che raggiunge proprio sulle spiagge il suo apice nonché il divario enorme esistente in questo settore più che in altri tra i profitti ingenti di pochi e i salari da fame di tanti. Un fenomeno sotto gli occhi di tutti ma che in troppi, forze politiche in testa, fingono di non vedere. Oltre a testimoniare la propria vicinanza ai dipendenti attraverso una presenza anche fisica in prossimità dei luoghi di lavoro i militanti hanno raccolto molti apprezzamenti ed interesse per la campagna in corso, che ovviamente desta invece il fastidio e l’ostilità di numerosi poteri forti locali e dei propri rappresentanti politici. Si è ricordato inoltre che intorno alla metà di settembre il Partito divulgherà in un’iniziativa pubblica alla quale verrà invitata la stampa l’esito dell’inchiesta condotta per squarciare il muro del silenzio e presenterà le sue proposte per arginare un fenomeno tanto odioso e dilagante come quello dello sfruttamento stagionale.
PARTITO COMUNISTA SEZIONE “MARIANO MANDOLESI GAETA”

giovedì 9 agosto 2018

PRIMO INTERVENTO: NÉ CON I COMPLICI, NÉ CON I SERVI! IL PC ORGANIZZA UNA GRANDE MOBILITAZIONE CONTRO LA CHIUSURA

In riferimento all’imminente chiusura del Punto di primo intervento di Gaeta abbiamo assistito alla squallida farsa svoltasi lo scorso 31 Luglio in Consiglio comunale esattamente come da noi previsto, sfociata nell’approvazione unanime di un deliberato inutile e ipocrita da parte dei diretti responsabili di quanto avviene. Siamo di fronte al disperato tentativo di salvare la faccia e prendere ancora una volta in giro i cittadini messo in atto da chi per anni non ha mosso un dito contro quanto poteva ancora essere scongiurato in tempo utile come chiedemmo a più riprese, da chi ha negato fino in fondo ogni evidenza approvando ben due piani aziendali che sancivano quanto ora si compie.

Principali protagonisti del colpo gobbo sono stati PD e Forza Italia, i due partiti che hanno fatto a gara nello smantellamento e nella privatizzazione del Sistema sanitario con la conseguente ricaduta sui centri ospedalieri, quali quello gaetano. Tutto fino al colpo di grazia inferto dalla Giunta regionale Zingaretti, sostenuta strenuamente alle ultime elezioni da diversi consiglieri presenti in aula. A render ciò ancor più tragicomico ha provveduto la navigata regia del berlusconiano Giuseppe Simeone, per l’occasione proclamato paladino della sanità pubblica da più parti.

Tuttavia non vi è mai fine al peggio. La pantomima sconcertante ha infatti ricevuto il plauso e addirittura la pubblica rivendicazione di paternità da parte di un manipolo di nazifascisti in cerca di legittimazione oltre che di visibilità e del Movimento 5 Stelle locale, intento a convincere i propri elettori già delusi di volersi occupare del problema con tanto di parlamentari al seguito. È imbarazzante dover ricordare ai 5 Stelle che ora sono loro a governare questo Paese.  Lo spot del “cambiamento”, rivelatosi fin da subito una promessa da marinaio alla luce della perfetta continuità con gli ultimi governi mostrata in tutti gli ambiti sociali, manifesta più che mai la propria debolezza proprio in materia sanitaria.

Per invertire la tendenza alla distruzione del sistema sanitario in atto questo Governo avrebbe dovuto lavorare da subito per attribuire la competenza riguardo alla gestione della sanità allo Stato centrale, sottraendola alle disparità e i particolarismi regionali di cui è ostaggio. Avrebbe dovuto investire molto più denaro pubblico nella sanità pubblica, sottraendolo anche a quello destinato alle sempre più opulente cliniche private, invece di destinarne parte ingente in armamenti e inutili maxi opere come la TAV. Per far questo però il Governo dovrebbe fare ciò che ha già dichiarato di non voler fare, ovvero adoperarsi per rompere con l’Unione europea e con i suoi assurdi vincoli, quali il Fiscal Compact ed il pareggio di bilancio in Costituzione. Non avendo intenzione di fare alcunché di tutto ciò continuerà sulla strada tracciata in precedenza, la quale ha il suo caposaldo nella politica già intrapresa dei grandi poli ospedalieri ormai al collasso, quali Latina e Formia nella nostra provincia, a discapito degli altri servizi ospedalieri diffusi sul territorio come il Presidio “Di Liegro”. Non a caso questo Governo ha continuo bisogno di distrarre l’opinione pubblica alimentando il razzismo e la guerra tra poveri nel tentativo di coprire i suoi fallimenti, le promesse non mantenute ed i suoi reali intenti. In questo riceve un valido aiuto dalle forze neofasciste che apertamente lo sostengono, con le quali a Gaeta i grillini hanno stretto un sodalizio già da tempo.

Affidare a tutti questi farisei e ai loro ipocriti appelli unitari la costruzione di una mobilitazione popolare contro la chiusura del Primo Intervento sarebbe come affidare un pollaio alle faine. Che i cittadini non si lascino strumentalizzare da chi è complice o servo delle logiche che intendono combattere e vorrebbe magari nascondere dietro al candore delle magliette bianche le proprie responsabilità.

La Sezione “Mariano Mandolesi” di Gaeta, come annunciato pubblicamente da mesi, sta invece lavorando alacremente alla costruzione di una grande e imminente mobilitazione per scongiurare la chiusura dei Punti di primo intervento e rilanciare il ruolo di presidi ospedalieri quali il “Di Liegro”. Una ulteriore mobilitazione che sia efficace, credibile, che non ripeta strumentalmente il modello di azioni già sperimentate in passato e non proponga logiche campaniliste votate alla sconfitta. Il Partito Comunista mai sarà a fianco di chi sfrutta e inganna il Popolo, nostro unico vero referente ed alleato, ed è quindi impegnato sul tema per organizzare al meglio questa battaglia decisiva. Informeremo presto i cittadini coinvolgendoli nelle iniziative intraprese.  

PARTITO COMUNISTA – SEZIONE “MARIANO MANDOLESI” DI GAETA